SAN PIO DA PIETRELCINA

 

PREFAZIONE 

 

CHIAMATI ALLA SANTITA'

La canonizzazione del Beato Padre Pio è un dono immenso non solo per i suoi innumerevoli devoti, sparsi in ogni angolo della terra ma per tutte le Chiese di Puglia, perché Dio ha scelto la nostra terra per accoglierlo da vivo, stigmatizzato, e per conservarlo nelle sue preziosissime reliquie.

Nella mente di Dio, infatti, il Gargano, onorato nei tempi antichi dall'apparizione dell'Angelo, doveva divenire la terra della speranza e della gioia, irradiando per tutto il mondo le virtú di un santo cappuccino, che ha riempito di sé il secolo passato ed oggi sale al massimo gradino degli altari, divenendo Santo della Chiesa universale.

Il traguardo del riconoscimento terreno della santità di Padre Pio è una grazia straordinaria, che il Signore ha riservato ai nostri tempi. Siamo oggi noi gli eredi e i discepoli del nuovo Santo e dobbiamo metterci sulla strada da lui percorsa, per raggiungere la meta suprema della salvezza.

 

Padre Pio è Santo!

Da sempre lo abbiamo ritenuto Santo e, se non lo abbiamo invocato pubblicamente come tale, nel nostro cuore eravamo certi della sua santità.

È santo! È stato santo nella sua vita terrena ed ora dal Papa viene solennemente proclamato santo e messo sul candelabro della Chiesa, per risplendere con le sue virtú ed accompagnarci nel nostro pellegrinaggio terreno. Padre Pio è santo, perché ha esercitato le virtú in grado eroico ed è indicato dalla Chiesa a ciascuno di noi come un modello da imitare, e da seguire.

 

È il Santo della preghiera

Ha sempre pregato di notte e di giorno. Ha pregato e ha insegnato a pregare nella forma piú semplice e popolare. È stato un maestro di preghiera. Fondando i gruppi di preghiera, ha consegnato alla Chiesa una moltitudine di persone, che si santificano pregando e facendo pregare.

Ha pregato con la sofferenza nel cuore; ha pregato anche per coloro che lo facevano soffrire.

La sua vita, come quella di san Francesco, è stata tutta preghiera e contemplazione.

 

È íl Santo della carítà

Le ore trascorse al confessionale erano frutto della sua carità pastorale, del suo ardore per le anime, del suo amore per i peccatori. Anche la severità, con cui spesso trattava i peccatori e scacciava i profanatori del tempio, era autentica manifestazione di amore, di carità, di apertura di cuore verso tutti.

Nessuno s'è mai rivolto invano a lui! Nessuno s'è allontanato da lui, senza aver avuto un segno di questa carità.

La Casa Sollievo della Sofferenza è un segno visibile del suo amore per i malati, che aveva sempre nel cuore; tutta la sua vita è segnata da uno slancio di carità.

 

È íl Santo della sofferenza

Per mezzo secolo è stato associato alla passione di Cristo come Francesco d'Assisi; le stimmate, ricevute durante la preghiera, hanno segnato la sua vita e la sua storia. Segno di tanta sofferenza sono le molte reliquie, che contenevano traccia di sangue.

Non solo ha sofferto, ma ha preso su di sé la sofferenza della gente: chiunque si rivolgeva a lui non solo era confortato, ma veniva anche accompagnato nel suo itinerario di dolore.

 

Devoti e discepoli del nuovo Santo

La gioia di vederlo santo e di partecipare alla cerimonia della canonizzazione di Padre Pio, col cuore o di persona, deve divenire, per ciascuno di noi, impegno a seguire le sue orme, a metterci, cioè, sui suoi passi, raccogliendone l'eredità e trasmettendola alle nuove generazioni.

Le Diocesi di Puglia attraverso i loro Vescovi, hanno fiducia che l'evento della canonizzazione di Padre Pio sarà, oltre che un dono straordinario per la nostra terra, anche un forte richiamo alla santità.

Con Padre Pio santo, anche le nostre famiglie, le comunità parrocchiali e diocesane diventeranno piú sante! Vivere la santità, vuol dire fare la volontà di Dio, pregare di piú, aiutare i poveri, essere fedeli all'insegnamento del Vangelo. A parte le stimmate e il dono dei miracoli, ottenuti per sua intercessione, la santità di Padre Pio è una santità ordinaria. Egli, cioè, non ha compiuto cose eccezionali. Non è stato né Vescovo, né Papa; non ha costruito chiese e non ha compiuto cose eccezionali; ha pregato sempre, ha sofferto

moltissimo, ha amato immensamente il Signore, la Madonna, la Chiesa, il Popolo di Dio.

Seguiamo il suo esempio di santità!

+ Cosmo Francesco RUPPI Arcivescovo Metropolita di Lecce

Presidente Conferenza Episcopale Puglia

 

CAPITOLO I

LA VITA E LE OPERE

1. La giovinezza (1887-1903)

San Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina, nella provincia di Beneven­to, quarto di sette figli, il 25 maggio 1887, da Grazio Maria e Di Nunzio Maria Giuseppa.

Battezzato il giorno seguente la nascita, trascorse la fanciullezza e gli anni della prima giovinezza nel suo paese natale, in un ambiente contadino, sereno e tranquillo, nel quale i suoi poli di attrazione erano: la casa, la chiesa, la scuola.

A 12 anni, il 27 settembre 1899, ricevette il sacramento della cresima e della prima comunio­ne. Verso il 1892, all'età di cinque anni, pensò di consacrarsi per sempre a Dio.

Ce lo rivela un suo direttore spirituale, il cappuccino padre Agostino Daniele, il quale, nel suo Diario, cosí scrive: «Le estasi e le apparizioni cominciarono al quinto anno di età, quando ebbe il pensiero ed il sentimento di consacrarsi per sempre al Signore». E l'altro suo direttore spirituale, padre Benedetto Nardella, in alcuni suoi appunti precisa: «A cinque anni circa sentí la necessità di darsi tutto a Dio. A cinque o sei anni. All'altare maggiore apparve il Cuore di Gesú: fece segno di accostarsi all'altare e mise la mano in testa, attestante di gradire e confermare l'offerta di sé a Lui e consacrarsi al suo amore. Sentí fermo il proposito e crescere l'ardore di amarlo e donarsi tutto a Lui».

 

2. Novizio e chierico cappuccino (1903-1910)

Francesco desiderava farsi frate cappuc­cino; il suo desiderio si avverò il 6 gennaio 1903, quando entrò, a Morcone (Benevento), nel noviziato dei Frati Minori Cappuccini della religiosa Provincia di Sant'Angelo - Foggia.

Il 22 gennaio 1903, indossò l'abito di noviziato e assunse il nome di fra Pio. Il 22 gennaio 1904, emise la professione dei voti semplici e fu trasferito al "professorio" di Sant'Elia a Pianisi (Campobasso), nel quale, il 27 gennaio 1907, emise la professione dei voti solenni.

Negli anni 1904-1909, fu in vari conventi della religiosa Provincia, attendendo agli studi ginnasiali, liceali e teologici. Spesso, però, veniva rimandato a casa per ragioni di salute. Il 18 luglio 1909, nella chiesa del convento di Morcone, ricevette l'ordine del diaconato.

 

3. Permanenza a Pietrelcina (1910-1916)

Sempre per ragioni di salute, fra Pio rimase a Pietrelcina, presso la sua famiglia, dal mese di gennaio 1910 fino al 17 febbraio 1916, quando fu assegnato al convento di Sant'Anna a Foggia.

Il 10 agosto 1910, fu ordinato sacerdote nella cappella dei canonici del duomo di Benevento, alla presenza della sola mamma, perché il babbo era in America.

La sua permanenza a Pietrelcina fu caratterizzata dalla collaborazione con l'arciprete locale nell'espletamento del ministero sacerdota­le, da una vita di intensa preghiera e di fitta corrispondenza con i suoi direttori spirituali, pubblicata nel primo volume del suo epistolario.

Il 7 settembre del 1911, gli apparvero sulle mani, specie sulla sinistra, le stimmate, che dopo qualche giorno scomparvero. Il fenomeno, cominciato l'anno precedente, si ripeté quasi ogni settimana fino al 1918.

Dalla fine del mese di ottobre fino al giorno 7 del seguente mese di dicembre, Padre Pio fu nel convento di Venafro, in provincia di Isernia. In quel convento stette quasi sempre malato, soggetto a particolari vessazioni diaboli­che e visitato da molteplici estasi e visioni celesti. Per venti giorni si nutrí soltanto dell'Eucarestia.

Il 6 novembre 1915, fu chiamato alle armi nel distretto di Benevento, trasferito in seguito a Napoli. La sua parentesi militare, interrotta da lunghe licenze per ragioni di salute, si concluse il 16 marzo 1918, quando fu riformato in seguito a rassegna per bronco alveolite doppia, e definiti­vamente congedato «con dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore».

 

4. Permanenza nel convento di Sant'Anna a Foggia (15 febbraio - 4 settembre 1916)

In questa città Padre Pio assistette l'anima preclara di donna Raffaelina Cerase, che volò al cielo il 25 marzo 1916. Soffrí terribili angustie del demonio. Iniziò un vasto apostolato di bene a favore di «una turba di anime assetate di Gesú, che gli piombavano addosso da fargli mettere le mani nei capelli e non lasciargli un momento libero» (Epist. 1, 805). Il 28 luglio 1916, accompa­gnato da padre Paolino, salí per la prima volta a San Giovanni Rotondo, dove si fermò otto giorni. Il 4 settembre seguente vi tornò «provvisoria­mente»; ma quella dimora «provvisoria» si tramutò in stabile fino alla morte (23 settembre 1968).

 

5. Permanenza a San Giovanni Rotondo (1916-1918)

Nei primi due anni della sua permanenza nella cittadina garganica, Padre Pio continuò la sua corrispondenza epistolare con i direttori spirituali, con le figlie spirituali e con tutte le anime che numerose accorrevano a lui. Su incarico del padre provinciale, esercitò l'ufficio di direttore e di insegnante del locale seminario serafico. Ben presto si formò attorno a lui un gruppetto di anime assetate di perfezione, nel quale possiamo vedere il primo «gruppo di preghiera». In modo particolare attese alla perfezione della propria anima, in un incessante sviluppo del suo itinerario mistico.

Il secondo anno (1918) fu per lui quanto mai ricco di fenomeni mistici e di doni celesti:

• il 30 maggio ricevette il «tocco sostanziale» e una misteriosa carcerazione spirituale (Epist.1,1050-1054);

• il 5 -7 agosto, ebbe la «trasverbazione del cuore» (Epist.1,1051-1056);

• il 20 settembre, ricevette le stimmate (Epist.1,1092-1095);

• il 20 dicembre, rivelò che da piú giorni si rinnova­va in lui la «trasverbazione del cuore» (Epist.1,1104-1106).

 

Permanenza a San Giovanni Rotondo (1919-1931)

Fu un periodo quanto mai movimentato e doloroso nella vita di Padre Pio. Gli elementi da segnalare sono principalmente i seguenti: dal maggio 1919, in seguito ad alcuni articoli giornalistici, cominciò l'affluire delle folle al convento cappuccino. Le anime accorrevano per due motivi soprattutto: per ascoltare la Messa del sacerdote stigmatizzato e per confessarsi da lui.

Inizia la ridda di calunnie ed accuse alla suprema congregazione del S. Offizio, la quale intervenne ripetutamente, imponendo restrizioni a Padre Pio e comandando il suo allontanamento dal convento di San Giovanni Rotondo. Questo comando provocò la reazione popolare della cittadinanza garganica, la quale insorse per non lasciarsi strappare il proprio «Santo». L'ordine fu sospeso.

Nel contempo venivano effettuate diverse visite apostoliche.

Da parte sua, Padre Pio continuò la sua vita di preghiera e d'intenso apostolato del ministero della confessione, nella perfetta obbedienza ai suoi superiori ed alle gerarchie ecclesiastiche.

Sul piano sociale c'è da segnalare la fondazione di un ospedale, 1'«ospedale civile S. Francesco», il quale durò tredici anni: dal 25 gennaio 1925 al 1938, quando fu abbattuto da un terremoto.

 

7. Gli anni della segregazione (1931-1933)

Il 9 giugno, a sera, giunse a Padre Pio, da parte del S. Offizio l'ordine di sospensione da ogni ministero, ad eccezione della SS. Messa che, peraltro, egli doveva celebrare nella cappella interna del convento, alla presenza del solo inserviente. Il padre superiore si recò dal padre provinciale, il quale confermò che l'ordine doveva essere eseguito. Il giorno 11, Padre Pio, conosciuta l'ingiunzione, disse: «Sia fatta la volontà di Dio». Era la festa del Corpus Domini.

Durante tutto il tempo della segregazio­ne, che durò fino al 15 luglio 1933, la vita di Padre Pio si svolgeva cosí: due ore circa per la celebrazione della SS. Messa; preghiera in coro fino a mezzogiorno, interrotta per circa un'ora dallo studio nella biblioteca; nel pomeriggio ancora preghiera, da vespro fin quasi alla mezzanotte.

 

Gli anni di relativa calma (1933-1955)

Il 16 luglio 1933, Padre Pio tornò a celebrare nuovamente in chiesa; in seguito gli fu ridata la facoltà di ascoltare le confessioni degli uomini (25 marzo 1934); e poi quella delle donne (12 maggio 1934).

Riprese cosí il suo ministero di apostolo e martire del confessionale, in un crescendo impressionante, che, il 7 gennaio 1950, costrinse i superiori a dare inizio al sistema della «prenota­zione» per disciplinare la grande ressa delle anime, che accorrevano a lui per ricevere l'assolu­zione sacramentale.

Le anime accorrevano numerose anche all'altare per ascoltare la Messa da lui celebrata con fervore angelico. La piccola chiesa cappuc­cina era oramai incapace a contenere le folle. Perciò, il 5 giugno 1954, per la prima volta Padre Pio celebrò la SS. Messa all'aperto, sul piazzale antistante la chiesa.

Durante questo periodo (1933-1955), si registrano visite di personaggi illustri, come quella della principessa Maria Josè di Piemonte con la principessa figlia del re del Belgio e la duchessa Pucci (12 aprile 1942).

Iniziano alcune opere sociali, che in seguito avranno uno sviluppo prodigioso.

Il 7 ottobre 1939, mons. Andrea Cesarano, arcivescovo di Manfredonia, benedisse la «via crucis», eretta lungo il viale che mena al convento. Padre Pio fu presente.

Il 19 maggio 1947, si diede inizio ai lavori di spiano per l'erezione della Casa Sollievo della Sofferenza, voluta dal Santo di Pietrelcina.

Nel contempo Padre Pio fondò i «Gruppi di preghiera», in risposta agli accorati e pressanti appelli di Pio XII, che invitava alla preghiera. «Diamoci da fare, disse. Rimbocchiamoci le maniche. Rispondiamo noi per primi a questo appello lanciato dal romano Pontefice». E nacquero cosí i Gruppi di preghiera, che oggi sono oltre duemila diffusi in tutto il mondo.

Durante gli anni bui della seconda guerra mondiale, il Beato Padre fu l'angelo consolatore di numerose spose e madri, che accorrevano a lui per chiedere preghiere per i loro cari operanti al fronte e per avere notizie della loro sorte. Anche in questo periodo di relativa calma, non gli mancarono dispiaceri. Segnaliamo: lettere anonime che calunniavano la sua condotta morale; una visita canonica, operata dall'abate Caronti e da mons. Pepe (31 dicembre 1951); la condanna di alcuni libri intorno a lui da parte del S. Offizio (3 agosto 1952).

La croce lo accompagnava dovunque.

 

9. Il periodo d'oro delle opere sociali (1956-1959)

Ci limitiamo ad enumerarle.

5 maggio 1956: inaugurazione della Casa Sollievo della Sofferenza con la benedizione dei locali da parte del Cardinale G. Lercaro; Padre Pio celebrò la Santa Messa all'aperto, davanti all'ospedale, alla presenza di quindicimila persone. Presenziarono alla cerimonia alte autorità politiche e religiose, tra le quali padre Benigno da Sant'Ilario Milanese, ministro generale dell'Ordine cappuccino.

2 luglio 1956: posa della prima pietra per la costruzione della nuova Chiesa.

17 dicembre 1956: inaugurazione di due asili: «Santa Maria delle Grazie» (nel rione Santa Croce) e «San Francesco d'Assisi» (nella parrocchia Sant'Onofrio).

26 gennaio 1958: inaugurazione dell'asilo «Pace e Bene», affidato alle suore Immacolatine, e del Centro di addestramento professionale «San Giuseppe Artigiano», affidato ai Terziari dell'Addolorata.

1 luglio 1959: consacrazione della nuova Chiesa «Santa Maria delle Grazie».

2 luglio 1959: incoronazione della Madon­na da parte del Cardinale F. Tedeschini.

 

10 . L'ultima stazione della via crucis (1959-1967)

I fatti salienti, che possono essere conside­rati come l'ultima stazione della dolorosa «via crucis» di san Pio sono i seguenti.

La sua lunga malattia, iniziata il 25 aprile 1959 e terminata il 7 agosto dello stesso anno, alla partenza della statua della Madonna di Fatima da San Giovanni Rotondo. Padre Pio attribuí la sua guarigione alla intercessione della Vergine. La visita apostolica di mons. Carlo Maccari (30 luglio-17 settembre 1960), che fece esplodere con virulenza notizie giornalistiche, che attaccarono le gerarchie ecclesiastiche, l'Ordine cappuccino, il convento di San Giovanni Rotondo.

Le sue condizioni di salute, che declinava sempre piú.

Per difetto della vista, il 20 dicembre 1962 gli fu concessa la facoltà di commutare la recita dell'Officio divino in quella del rosario intero. Il 17 febbraio 1965, ottenne la dispensa di poter continuare ad usare il latino nella celebrazione della Santa Messa. Sempre per le sue precarie condizioni di salute, spesso non celebrava. Il fatto destava preoccupazioni nei medici e nei fedeli a lui devoti. Padre Pio preferiva rimanere solo e pregare.

Il 24 novembre 1965, per concessione della Santa Sede, cominciò a celebrare seduto, rivolto al popolo.

Fra tante pene e croci, qualche consola­zione. Imponentissime manifestazioni di affetto, il 10 agosto 1960, in occasione del 50° anniversa­rio del suo sacerdozio. Nel 1962 e negli anni seguenti, le visite di molti Vescovi convenuti a Roma per il Concilio Vaticano II.

 

11. La conclusione della via crucis (a.1968)

Nel mese di gennaio 1968, Padre Pio fu costretto ogni tanto a non celebrare.

Il 29 marzo, cominciò ad usare una sedia a rotelle, nei suoi spostamenti in convento e in chiesa.

Il 7 luglio, ebbe un collasso di forze. Spesso non celebrava. Preferiva rimanere solo e pregare molto.

Il 22 settembre, Padre Pio alle ore 5, celebrò la Santa Messa in canto. Al termine, ebbe un forte collasso sull'altare. Si avviò a confessare, ma dovette tornare indietro. Alle ore 10,30 benedisse la folla che si assiepiava sul piazzale antistante la chiesa. Alle ore 18, diede l'ultima benedizione alla folla in chiesa. Dopo di che si ritirò in cella. Era alla fine.

Nel cuore della notte, alle ore 2,30 del 23 settembre 1968, morí santamente, dopo aver fatto la sacramentale confessione, rinnovato i voti religiosi e ricevuto il sacramento dell'olio degli infermi. La salma fu esposta per quattro giorni al devoto omaggio delle folle. Alle ore 15,30 del 26 settembre, i solenni funerali, ai quali partecipa­rono circa centomila fedeli.

Alle ore 22,30 dello stesso giorno, tumu­lazione della salma nella cripta. 27 settembre 1969: alle ore 16,30 apertura al pubblico della cripta, dove san Pio riposa, in attesa della resurrezione.

Cominciò il devoto pellegrinaggio di migliaia di anime.

 

CAPITOLO II

LE STIMMATE DI PADRE PIO

Padre Pio è il primo sacerdote stimmatizzato e il Santo che ha portato piú a lungo le stimmate di Gesú (50 anni). Ecco una breve sintesi della storia di questo insigne dono, che il Signore volle fare al suo Servo fedele.

 

a. I due periodi della stimmatizzazione

Nella lunga storia della stimmatizzazione di Padre Pio, bisogna distinguere due periodi: uno di preparazione al grande fenomeno, che durò otto anni (settembre 1910 - settembre 1918); l'altro della stimmatizzazione permanente, che si protrasse per ben cinquanta anni (settembre 1918 - settembre 1968).

Durante il primo, che potremo definire il periodo delle stimmate «invisibili», i segni della

passione del Signore apparvero ad intermittenza sul corpo del venerato Padre. I primi sintomi risalgono all'estate (agosto-settembre) del 1910, soltanto qualche mese dopo la sua ordinazione sacerdotale.

Esterrefatto, come egli stesso confessa, per la presenza di quei segni, il giovane sacerdote cappuccino «pregò il Signore che avesse ritirato un tal fenomeno visibile». E il Signore lo ascoltò. Però, anche quando non erano visibili i segni delle ferite, era sempre presente il dolore, che si faceva sentire «specie in qualche circostanza e in determinati giorni», in modo particolare il martedí, e dal giovedí a sera fino al sabato.

Questa presenza del dolore, nonostante la scomparsa delle «trafitture», come le chiamava Padre Pio, ci sembra che giustifichi la denomina­zione di «invisibili», data alle stimmate del primo periodo.

Durante il secondo periodo le stimmate furono sempre visibili e permanenti, dalla mattina di venerdí 20 settembre 1918 fino alla morte (23 settembre 1968).

La loro impressione avvenne ad opera di un «misterioso personaggio», che il padre Agostino dice «crocifisso», ma del quale Padre Pio afferma solamente che «aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue».

Era lo stesso «personaggio» apparso la sera del 5 agosto precedente. Com'è noto, le stimmate furono esaminate da tre medici, i quali, pur concordi nella costatazione del fatto, espressero pareri diversi sulla loro origine.

 

b. La scomparsa delle stimmate

Sul corpo di Padre Pio le stimmate rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo (1918-1968). Ma, verso la fine della sua vita, cominciarono a chiudersi.

Le prime a rimaginarsi furono quelle dei piedi e del costato, probabilmente circa due anni prima della morte.

Nell'estate (luglio-agosto) del 1968, non si vedevano le piaghe alle mani, almeno sui dorsi. Durante la celebrazione dell'ultima Messa (22 settembre 1968), era ancora visibile la stimmata nel palmo della mano sinistra. In meno di 24 ore, anche questa scomparve completamen­te. L'ultima rilevanza crostosa dalla faccia palmare sinistra cadde al momento della morte.

 

C. La teologia delle stimmate

Sul significato teologico della scomparsa delle stimmate di Padre Pio sono state avanzate varie ipotesi, per le quali rimandiamo agli studi specifici. Qui ci piace concludere con due citazioni paoline, considerando le stimmate di Padre Pio da Pietrelcina nel contesto della sua vita santa, tutta dedicata alla gloria di Dio e al bene delle anime. Sembra in primo luogo, di poter citare con ragione le parole dell'apostolo san Paolo ai Colossei: «Io godo delle sofferenze in cui mi trovo per voi, e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo, che è la Chiesa» (Col. 1, 24).

Chiuso nel suo mistero, in profondo raccoglimento e in costante colloquio con Dio, il venerato Padre poteva esclamare con lo stesso grande apostolo: «Quando a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesú Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo... D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stimmate di Gesú nel mio corpo» (Gal. 6, 14.17).

 

CAPITOLO III

LA SPIRITUALITA DI PADRE PIO

La trattazione completa ed accurata di tutti gli elementi, che costituiscono la spiritualità del Beato Padre, richiederebbe un volume di parecchie centinaia di pagine. Mi limito a dare dei brevi cenni su alcuni di essi, rimandando il cortese lettore ai lavori specifici su ogni argomento.

 

1. Conformità a Cristo crocifisso

Questa conformità va intesa non soltanto in senso spirituale, ma anche fisica, perché è un dato storico che il Servo di Dio è il primo sacerdote stigmatizzato e colui che ha portato piú a lungo (oltre 50 anni) i segni della Passione di Gesú. Paolo VI lo ha definito:

Rappresentante stampato delle stigmate di nostro Signore.

 

2. Centralità della Messa

Tutta la giornata del servo di Dio partiva dall'altare, girava intorno all'altare e terminava all'altare. Il sacrificio, che su di esso celebrava, partecipando intimamente alla Passione e all'Offerta del Signore, costituiva il cuore della sua vita e della sua spiritualità. Ricordiamo le parole di Giovanni Paolo II: La Messa fu per lui la «fonte ed il culmi­ne», il perno ed il centro di tutta la sua vi­ta e di tutta la sua opera.

Intimamente connessa con la Santa Messa è la sua offerta vittimale, che costituisce la sua missione specifica.

 

3. Zelo per le anime

È da questo zelo che è sgorgato il suo eroico esercizio dell'amministrazione del sacra­mento della riconciliazione ed è fluita l'assidua attività della direzione delle anime. Un'attività, quest'ultima, che mangiava tutto il suo tempo: dalle prime luci dell'alba fino alle prime ombre del tramonto. Anche qui ricordiamo le parole di Giovanni Paolo II:

(Padre Pio) si impegnò in particolare nella direzione spirituale, prodigandosi nell'­aiutare le anime a scoprire ed a valorizzare i doni e i carismi, che Dio concede come e quando vuole nella sua misteriosa liberalità.

 

4. Devozione tenera e filiale a Maria

Padre Pio considerava la Vergine santis­sima specialmente sotto due aspetti: la Madre, la Discepola.

La Madre. In primo luogo, la Madre di Gesú e, poi, la Madre nostra spirituale. Sono innumerevoli le volte che Padre Pio chiama Maria col dolce nome di Madre: mamma, mammina mia, mammina bella ecc. Si legga la letterina del 1° maggio 1912 e si ponga mente a quante volte ricorre il nome «mamma» nelle sue varie forme (Epist. I, 2751).

L'ufficio di Maria è duplice: primo, portarci al suo Figlio divino; secondo, impetrarci da lui le grazie a noi necessarie.

Il primo è espresso in modo plastico dal Servo di Dio con l'immagine delle «catene»:

Mi sento tutto bruciare senza fuoco; mi sento stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre, senza neanche vedere le catene che tanto stretto mi tengono (Epist. I, 357).

Dunque: per Mariam ad Jesum!

Il secondo viene ripetutamente affermato dal Servo di Dio ogni qualvolta parla di Maria. Nella lettera citata del 1° maggio 1912 egli parla di «innumerevoli benefici, che ha fatto a me questa cara mammina».

Nella vita di ogni giorno, Padre Pio inculcava la verità di Maria Mediatrice di tutte le grazie, quando ai fedeli che si rivolgevano a lui e gli chiedevano qualche grazia, diceva invaria­bilmente: Io! Che c'entro io? Andate a pregare la Madonna!

I fedeli, che hanno assistito almeno una volta alla funzione serotina officiata da Padre Pio, non potranno mai dimenticare come egli piangesse e singhiozzasse quando, leggendo la «visita a Maria santissima» di sant'Alfonso Maria de Liguori, pronunziava le parole:

Vi ringrazio di quante grazie mi avete fatto, specialmente per avermi liberato dall'inferno tante volte da me meritato.

La Discepola. Per Padre Pio, Maria è la piú perfetta Discepola di Gesú, perché è stata la prima a seguire il Figlio sulla via del Calvario ed è stata la prima «a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato». Ascoltiamo questo brano sublime, che si trova in una lettera indirizzata a padre Agostino il 1° luglio 1915: La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre piú nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesú.

La piú certa prova dell'amore consiste nel patire per l'amato, e dopo che il Figliuolo di Dio patí per puro amore tanti dolori, non resta alcun dubbio che la croce porta­ta per lui diviene amabile quanto l'amo­re. La santissima Vergine ci ottenga l'amo­re ai patimenti, ai dolori ed ella che fu la prima a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure ed essa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a lei d'appresso. Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa be­nedetta Madre, di camminare sempre ap­presso ad ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine (Epist. I, 602).

Per aggiungere un'altra pennellata al quadro, che risulta molto inferiore alla realtà, perché l'argomento richiede una lunga trattazione, ricorderemo i numerosi Rosari, con i quali Padre Pio onorava e pregava quotidianamente la Madonna, e la giaculatoria «Gesú, Maria!», che prima di morire, con voce sempre piú flebile, egli pronunziò per tre volte.

 

Devozione all'Angelo Custode

Il Servo di Dio aveva una grande devozione per gli Angeli, in modo particolare per san Michele Arcangelo e per il suo Angelo Custode. Qui ci fermiamo soltanto sulla devo­zione verso quest'ultimo.

Per dare un'idea della intimità a cui Padre Pio era giunto nelle sue relazioni con l'Angelo Custode, ricapitoliamo quanto risulta dalla lettura del primo volume del suo Epistolario.

L'Angelo Custode spiega il francese a Padre Pio che non l'ha studiato; gli suggerisce di aspergere con l'acqua benedetta le lettere dei direttori spirituali; gli traduce il greco a lui sconosciuto; è il suo maestro di lingue; lo sveglia per sciogliere insieme le lodi mattutine al Signore; fa un bel discorsetto a Padre Pio, che lo aveva rimproverato; smorza i dolori causati da Satana e culla il suo spirito in un sogno di speranza; ripete la sua «bella predichina» a Padre Pio, che si era lamentato con lui; dà consigli contro le insinuazioni diaboliche; va a consolare le anime affidategli dal venerato Padre. L'Angelo custode è il buon segretario dell'umile e semplice cappuccino di Pietrelcina: Si legga la lettera molto significativa del 5 novembre 1912 (Epist. I, 311). Ai suoi figli e alle sue figlie spirituali inculcava la devozione all'Angelo Custode. Si legga cosa scriveva a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915 (Epist. 11, 403 - 405).

Tra i numerosi fedeli, che ogni giorno lo circondavano, c'era sempre qualcuno che, nel licenziarsi da lui, esprimeva il proprio dispiacere non solo per la partenza, ma anche per la difficoltà di poter ritornare. Padre Pio lo consolava dicendo: Quando non puoi venire tu personalmen­te, mandami il tuo Angelo Custode. Molti fedeli asseriscono di averne fatto l'esperienza e di aver ricavato il benefizio dell'assistenza spirituale del venerato Servo di Dio.

 

Carità verso il prossimo

Ci riferiamo in modo particolare ai poveri, ai malati, ai bisognosi, in ognuno dei quali Padre Pio vedeva Gesú.

La costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza ne è una prova evidente.

 

Amore filiale al Sommo Pontefice

Una sola testimonianza, quella del padre Clemente da S. Maria in Punta, amministratore apostolico della Provincia dei Cappuccini di Foggia dal 1963 al 1970, per il quale Padre Pio professava devozione e attaccamento al Papa. Un giorno mi disse che la prima persona che egli aveva presente, nelle sue orazioni quotidiane, era il Santo Padre. Il testamento col quale fa erede della sua opera il Papa, la prontezza di adesione alla proposta del Cardinale I. Antoniutti di donare alla S. Sede l'edificio cappuccino di Manfredonia, la lettera al Sommo Pontefice in occasione della udienza pontificia al Capitolo generale sono prove evidenti della profondità del suo sentimento.

È noto che il Servo di Dio era solito dire: Per me, dopo Gesú, non c'è che il Papa.

 

CAPITOLO IV

I MIRACOLI DI PADRE PIO

Berché un servo di Dio possa essere dichiarato Beato, si richiedono due condizioni: l'esercizio eroico delle virtú e un miracolo operato da Dio per sua intercessione, dopo la morte. Tutte e due queste condizioni si sono verificate per Padre Pio. La Chiesa ha dichiarato l'eroicità delle sue virtú con decreto del 18 dicembre 1997. Inoltre il 21 dicembre 1998, ha riconosciuto come miracolosa la guarigione della signora Consiglia De Martino, avvenuta a Salerno il 2 novembre 1995. In seguito a tale miracolo, Padre Pio fu dichiarato Beato, il 2 maggio 1999.

Perché un Beato sia dichiarato Santo, è necessario che il Signore, per sua intercessione, operi un miracolo dopo la beatificazione. Anche questa condizione si è verificata per il Beato Padre Pio. Dopo dovuti controlli ed esami, la Chiesa, il 20 dicembre 2001, ha riconosciuto come miracolosa la guarigione del piccolo Matteo Pio Colella (8 anni), avvenuta a San Giovanni Rotondo, nella Casa Sollievo della Sofferenza, il 31 gennaio 2000.

In quest'ultimo capitolo intendo illustrare breve­mente i due miracoli, operati dal Signore per inter­cessione di Padre Pio.

 

A. Il miracolo della beatificazione

Consiglia De Martino, nata a Salerno il 20 gennaio 1952, la sera del 31 ottobre 1995, si ammalò di «rottura traumatica del dotto toracico al collo con versamento liquido chiloso». Ricoverata nell'ospedale civile «San Leonardo» della sua città, il 1° novembre 1995, ne uscí pochi giorni dopo perfettamente guarita.

 

1. Considerazioni medico sanitarie

a) La guarigione della malattia è avvenu­ta senza alcuna terapia, né medica né chirurgica. b) Dalla malattia, ampiamente accertata, non è derivato nessun postumo a carico degli organi interni, sia toracici che addominali.

c) La guarigione è avvenuta in maniera oltre modo rapida e del tutto imprevedibile rispetto al normale andamento delle cose, ma soprattutto rispetto alla indubbia gravità della situazione clinica iniziale.

d) Tale gravità era rappresentata dalla quantità di liquido linfatico travasato dalla rottura traumatica del dotto toracico, stimabile in non meno di due litri.

e) Il fatto maggiormente sorprendente è consistito proprio nella estrema rapidità del riassorbimento di tale liquido (non semplicemente acquoso, ma contenente grassi), nonché nella chiusura spontanea del dotto toracico. Il tutto è avvenuto nell'arco di 24 ore o poco piú.

f) Detta guarigione, che si è mantenuta stabile nel tempo, è stata dichiarata dai sanitari curanti scientificamente inspiegabile.

 

2. Invocazione di Padre Pio

La signora Consiglia De Martino è devota di Padre Pio (come tutti i suoi familiari) da diversi anni e lo invoca in tutte le sue necessità; fa parte di un Gruppo di Preghiera; ogni mese si reca a San Giovanni Rotondo (FG), in pellegrinaggio, alla tomba del venerato Padre.

Appena giunta al Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti di Salerno, il 1° novembre 1995, fu subito sottoposta all'esame della TAC.

La sanata ha dichiarato: «Tengo a rilevare che nel corso della TAC l'unica mia preoccupazione fu quella di invocare l'aiuto di Padre Pio».

Dopo poche ore dal ricovero nel Reparto di Chirurgia d'Urgenza, la sanata telefona, col cellulare di suo marito, a San Giovanni Rotondo per chiedere preghiere al Servo di Dio Padre Pio, attraverso fra Modestino Fucci, confratello del venerato Padre.

Anche il marito della signora Consiglia De Martino, signor Antonio Rinaldi, preoc­cupato, si rivolge, in preghiera, al Servo di Dio Padre Pio. Ecco la sua deposizione:

«( ...) nel pomeriggio del 1° novembre 1995, preoccupato per le sorti di mia moglie, mi sono appartato in preghiera, invocando l'intercessione di Padre Pio (...); le mie invocazioni furono rivolte unicamente ed esclusivamente a Padre Pio (...).

Al momento in cui ho invocato l'intercessione di Padre Pio ero preoccupato per la salute di mia moglie e pertanto istintivamente il mio pensiero era andato a Padre Pio, del quale sono molto devoto da parecchi anni».

Anche la figlia della sanata, Michela, il primo gesto istintivo che compie, dopo il ricovero in ospedale della madre, è quello di raccoman­dare la madre all'intercessione di Padre Pio. Telefona infatti a San Giovanni Rotondo e parla con fra Modestino Fucci, chiedendo preghiere a Padre Pio. Fra Modestino Fucci, ha deposto:

«( ...) ricevetti la telefonata da Michela Rinaldi, figlia di Consiglia De Martino, (...) mi chiese di pregare sulla tomba di Padre Pio per la guarigione della mamma. Telefonicamente mi resi conto come ella fosse agitata e preoccupata per la salute della mamma. Mi recai subito alla tomba di Padre Pio e rivolsi a lui la mia preghiera per la guarigione di Consiglia De Martino».

La sanata racconta due «fenomeni» (non insoliti in riferimento al venerato Padre). «Terminato il secondo esame TAC fui trasportata in ascensore nel reparto e in quel momento avvertii un intenso profumo di fiori. Già negli anni precedenti, qualche volta avevo avvertito lo stesso profumo in alcune circostanze in cui pregavo Padre Pio. La sensazione di profumo avvertita mentre ero in ascensore si uní al dubbio che poteva essere il profumo dell'infermieria che mi stava accompagnando. In realtà dopo circa una mezz'ora fui accompagnata dalla stessa infermiera per l'esame ecodoppler, in lei non vi era alcun profumo che io avevo avvertito mentre era in ascensore».

E prosegue: «Il 3 novembre chiesi al dott. Mazzarella che cosa avessi ed egli di rimando mi osservò: "Quando un tubo è rotto cosa si fa?". Da queste parole io ho pensato che forse io sarei stata operata. In quel momento io mi affidai nuovamente all'intercessione di Padre Pio, invocandolo perché non ci fosse alcun intervento chirurgico.

Nel pomeriggio del 3 novembre, mentre ero in dormiveglia, ho avvertito una sensazione gradevole che qualcuno mi stesse cucendo all'altezza della clavicola sinistra. Io attribuii la sensazione di benessere all'intercessione di Padre Pio, a cui avevo rivolto le mie invocazioni. (...).

La mattina del 4 novembre avvertii nuova­mente il profumo di cui ho già parlato mentre ero in ascensore e venivo portata nel reparto. Chiesi alle altre degenti se avessero usato profumo, mi fu risposto di no e quindi compresi che doveva riferirsi a Padre Pio». Tutti i familiari della sanata, che hanno deposto nel Processo, attribuiscono la risoluzione della patologia (la guarigione) all'intervento prodigioso e tempestivo di Padre Pio.

«Consiglia è convinta, come del resto lo siamo un po' tutti, che la sua guarigione è avvenuta per intercessione di Padre Pio».

«Sono convinto che la guarigione di Consiglia sia stata il frutto dell'invocazione dell'intercessione rivolta a Padre Pio».

«Ho vissuto in prima persona le vicende che si riferiscono al fatto prodigioso attribuito all'interces­sione di Padre Pio».

 

B. Il miracolo della canonizzazione

Si tratta del bambino Matteo Pio Colella, di San Giovanni Rotondo, nato il 4 dicembre 1992, figlio del Dott. Antonio, medico dell'ospedale di Padre Pio, e di Ippolito Sanità Maria Lucia, insegnante di scuola superiore. La mattina del 20 gennaio 2000, mentre il bambino di 7 anni era a scuola, incominciò a dare segni di sofferenza con febbre e brividi. La maestra, impressionata, avvertí subito i genitori che lo portarono a casa, dove gli comparvero astenia, cefalea e vomito. Nel pomeriggio dello stesso giorno le condizioni del piccolo peggioravano: vi fu una riduzione dello stato di vigilanza e comparsa di petecchie, per cui alle ore 21 fu portato al Pronto Soccorso della Casa della Sofferenza, e sottoposto a tutti gli esami clinici e strumentali del caso.

La situazione dell'infermo apparve subito grave: sensorio obnubilato, petecchie diffuse e tendenti alla necrosi, iperpiressia.

Nonostante la terapia antibiotica e cortisonica le condizioni si aggravarono ancora: ipotensione arteriosa, CID (=coagulazione intravasale disseminata), elevazione della creatininemia e bilirubinemia. Anche la puntura lombare fu positiva, per cui i Medici si pronunziarono per una «Meningite iperacuta in forma setticemica con una insufficienza funzionale multiorgano».

La gravità della malattia richiese il trasferimento dell'infermo al reparto di rianimazione che avvenne alle ore 23,30. La mattina del 21 gennaio Matteo fu intubato e posto in respirazione assistita, per difficoltà respiratorie, bradicardia (fino a 20 battiti al minuto), shock settico ingravescente e compromissione miocardica. Nonostante tutte le terapie messe in atto per contrastare lo shock, la bradicardia e l'insufficienza cardiorespiratoria, tra le ore 9 e le 11 dello stesso giorno si aggiunsero cianosi intensa, midriasi bilaterale ed arresto cardiaco. La prognosi era nettamente infausta quoad vitam. Allora, come ultima ratio gli furono somministrate forti dosi di adrenalina. Mentre era in corso una vera e propria crociata di preghiere per ottenere l'aiuto del Padre Pio, verso le ore 11, sempre del 21 gennaio, contro ogni previsione medica, il bambino incominciò a migliorare, pur persistendo per alcuni giorni la grave insufficienza respiratoria.

A partire dal 31 gennaio la ripresa generale fu assai rapida: il 5 febbraio riacquistò il respiro spontaneo e non risultarono deficit motori di alcun genere; il 6 febbraio il bambino era completamente sveglio e collaborante. Il 12 febbraio fu ricondotto nel reparto pediatrico e da allora si ebbe la certezza matematica, da parte di tutti, della sua straordinaria guarigione. Fu dimesso guarito il 26 febbraio 2000.

 

1. Considerazioni medico - sanitarie

a) La diagnosi è di Meningite Fulminante evoluta in MOFS + ARDS (Multiple Organ Faillure Sindrome + Acute Respiratory Distress Syndrome). Gli organi risultati insufficienti contem­poraneamente sono nove. La diagnosi è di certezza. Tutti i medici, dai curanti ospedalieri a quelli che hanno esaminato il caso, non hanno avuto dubbi della diagnosi: Meningite fulminante evoluta, in meno di 24 ore, in MOFS + ARDS. 1 parametri di giudizio eseguiti sono quelli dettati dall'OMS e dalle varie associazioni specialistiche specifiche.

b) La malattia è di estrema gravità. La mortalità, facendo riferimento alla casistica internazionale, con cinque organi insufficienti è dell'85%. Sopra i cinque organi la mortalità è del 100%.

c) Che si tratta di malattia organica, non vi sono dubbi. Gli organi interessati ed insufficienti contemporaneamente sono nove: sistema nervoso, sistema cardio-circolatorio, apparato respiratorio, reni, sangue, fegato, surreni, apparato gastro-intestinale, cute.

d) La guarigione è immediata, inattesa. Dall'arresto cardiaco, dalla morte, si passa alla vita. Tutti gli organi riprendono velocemente, in tempi inusuali, la loro funzione, la loro vitalità. Il bambino viene immediatamente curarizzato e sedato con morfina, per cui non si riesce a valutare quando riprende la sua normale funzione, ma crediamo immediatamente. Comunque clinicamente abbiamo la certezza di ciò che accade al momento della sospensione della curarizzazione e sedazione, cioè dopo circa dieci giorni. La cosa straordinaria è che il bambino chiede un ghiacciolo alla coca-cola e di giocare alla Playstation. Il bambino gioca alla Playstation con successo, gareggiando con il personale, che si diletta anche a «prendere in giro». Sono trascorsi circa dieci giorni dall'insorgenza della malattia, cosí violenta ed inesorabile; nessuno è mai sopravvissuto ad una tale devastante sindrome.

e) La terapia non può in alcun modo modificare e correggere l'andamento della malattia. Una volta che inizia il processo della sindrome con la cascata infiammatoria, non esiste, allo stato attuale, terapia specifica. Comunque, passando in rassegna la letteratura internazionale, la terapia che si segue e si riporta nei trials clinici è di ben altro tenore rispetto a quella praticata. Si conclude che le terapie prescritte e praticate risultano senza alcun effetto sulla guarigione e non influenzano in alcun modo il decorso della malattia.

fl Nella lettera di dimissione si legge: «La guarigione è da considerarsi completa».

g) Guarigione durevole e definitiva. Due Periti, medici professori, non di San Giovanni Rotondo, sono stati chiamati, dopo alcuni mesi, a giudicare la guarigione. Gli illustri medici hanno confermato lo stato ottimale di salute del bambino: In base ad esame clinico ed alle indagini strumentali, hanno concluso che: «Il piccolo Matteo Pio Colella si debba considerare completamente e definitivamente guarito dalla patologia di cui ha sofferto».

 

2. Invocazione di Padre Pio

I genitori del ragazzo Matteo Pio Colella sono devoti del Beato Padre Pio. Il padre, dottor Antonio Colella, è medico nella Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale voluto dal Santo; la madre, signora Ippolito Sanità Maria Lucia, frequenta il convento e la chiesa dove riposano le spoglie mortali del Santo.

Venuti a conoscenza della gravità della malattia del figlio e ricoverato questi in ospedale, si sono rivolti con insistenti e prolungate preghiere a lui perché impetrasse dal Signore la grazia della guarigione del piccolo Matteo Pio. Il padre ha cosí deposto davanti al Tribu­nale diocesano:

«Dalla prima notte del ricovero del bambino, io e mia moglie, tutti gli amici e anche altre persone che venivano a conoscenza del caso, abbiamo rivolto invocazioni a Dio per intercessione di Padre Pio e per tutto il tempo del ricovero ospedaliero. Ripeto: abbiamo pregato Dio, invocando l'intercessione particolare di Padre Pio... Le preghiere sono state ininterrotte e corali, con coinvolgimento spontaneo di tantissime persone in S. Giovanni Rotondo e in altre parti d'Italia, fino alla guarigione».

E, nella sua relazione, lo stesso dottore ha scritto: «Io per tutto il periodo del ricovero rimango insieme a Matteo, piú come padre che come medico, perché mi rimetto, a quel punto, solo ai colleghi e al Signore. Ho solo pregato Gesú, la Madonna e Padre Pio tutti i giorni e le notti trascorse in ospedale».

La madre ha dichiarato: «Dal primo momento della scoperta della malattia di Matteo, ho rivolto invocazioni ininterrottamente al Signore, mediante l'intercessione di Padre Pio. Alla preghiera mia e di mio marito si sono unite molte altre persone spontaneamente o invitate da me a pregare per il bambino.

Tutte le preghiere erano rivolte a Dio, per intercessione di Padre Pio, ed io personalmente usavo le sue giaculatorie e le sue espressioni, poiché sono assidua lettrice dell'epistolario di Padre Pio».

E, nella sua relazione allegata alla deposizione, la stessa signora ha affermato accanto al letto del figlio malato: «la notte passa lenta... È una notte di invocazioni al Signore, a Maria, a Padre Pio».

Le invocazioni al Beato Padre Pio continuarono anche nella sua cella e sulla tomba. Testimonia sempre la madre del bambino: «Venerdí sera chiedo alle sacriste, Tiziana e Maria, di concedermi di pregare nella cella di Padre Pio e sulla sua tomba.

Padre Rinaldo fa aprire entrambe e ho il privilegio di inginocchiarmi a supplicare davanti al letto di Padre Pio e sul blocco di granito che copre le sue spoglie. Ero entrata nella cella del Padre il giorno del mio matrimonio per chiedere al suo cuore immenso di proteggere e benedire la famiglia che stava nascendo. Ora gli chiedo di non distruggerla, di portare le nostre misere preghiere al Signore, di condurre a Lui onnipotente il nostro pianto, di non portarmi via il mio angelo. La sera alle 20,30, padre Marciano e gli altri frati mi consentono di rimanere in ginocchio sulla tomba di Padre Pio a dire il Rosario insieme a loro. Il Rosario, "quest'arma potente" come diceva Padre Pio».

Sempre la mamma del bambino malato continua, dopo aver affermato che a tutti andava chiedendo preghiere per il figlio: «E cosí misteriosamente e miracolosamente si incomincia a creare una rete fitta ed estesa di voci che chiamano il Signore, la Madonna, Padre Pio».

La stessa signora attesta di aver fatto ricorso anche a reliquie del Beato. Le invocazioni al Beato Padre Pio furono rivolte non soltanto dai genitori di Matteo, ma anche dal medico curante, dottor Alfredo Del Gaudio, rianimatore presso l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, da altri medici, dagli infermieri e dalle infermiere, dalle maestre e dagli alunni, compagni di scuola del piccolo Matteo.

I testi, in modo particolare la madre del ragazzo, sono convinti che la guarigione del piccolo Matteo Pio è dovuta alla intercessione del Beato Padre Pio da Pietrelcina, che essi hanno tanto pregato.

La madre, signora Ippolito Sanità Maria Lucia, ha testimoniato: «La sera del venerdí, 21 gennaio, fui riportata di forza a casa, mentre la situazione clinica di Matteo rimaneva gravissima. Io ebbi solo la forza di sedermi sul mio letto e aprire a caso, come faccio sempre, uno degli epistolari di Padre Pio. Mi capitò la lettera di Padre Pio a Raffaelina Cerase, in cui diceva: "abbiamo strappato Giovina alle fauci della morte con la forza delle preghiere".

Io interpretai questo passo come segno di speranza che Padre Pio dava a me...

Ritengo che le mie preghiere siano state esaudite il 12 febbraio».

E nella sua relazione la stessa signora ribadisce la sua convinzione che la guarigione di suo figlio Matteo sia dovuta alla intercessione di Padre Pio.

Ma ascoltiamo la candida professione del diretto interessato, del piccolo Matteo Pio Colella. «Ho sentito parlare di Padre Pio, fin da piccolo; ogni domenica i miei genitori mi portano a visitare la tomba di Padre Pio.

Non potevo pregare Padre Pio durante il periodo del sonno, ma appena svegliato ho cominciato a pregare e a invocare Padre Pio.

Appena sveglio, io stringevo la mano, cercando un'altra mano e dicevo: "voglio Padre Pio". La mia mamma non mi capiva.

Durante il sonno, io non ero solo, ho visto un vecchio. Mi sono visto da lontano, in questo letto, attraverso un buco tondo. Io ero vicino ai macchinari, e un vecchio con la barba bianca e vestito lungo e marrone, mi ha dato la mano destra e mi ha detto: "Matteo, non ti preoccupare, tu presto guarirai", e mi sorrideva. Dall'altro lato ho visto tre angeli, che avevano le ali, uno bianco con le ali gialle, due rossi con le ali bianche, non ho visto i loro visi perché erano luminosi. Un altro giorno ho raccontato poi allo zio Giovanni che sempre quella notte ho guarito un bimbo rigido con gli occhi celesti-verdi e i capelli neri e stava sul lettino di un ospedale a Roma. Poi ho ripetuto il sogno alla mia mamma, la mamma mi ha chiesto: come sei andato a Roma? E io ho risposto: ho fatto una specie di volo con Padre Pio che mi teneva la mano e mi ha parlato con la mente, e quando siamo arrivati mi ha chiesto "Vuoi guarirlo tu?".

E io ho detto: Come si fà? Così, con la forza della volontà. La mamma mi ha chiesto: come hai capito che eri a Roma?

Ho riconosciuto il Luna Park dove ero andato con zio Giovanni».

Il piccolo Matteo Pio Colella conclude: «Mi ha guarito Padre Pio».

 

CONCLUSIONE

Mi auguro vivamente che questo compendio, preparato in occasione della canonizzazione del Beato Padre Pio, possa contribuire efficacemente a diffondere tra i fedeli la conoscenza della sua vita e della sua spiritualità.

Lo so, si tratta di un primo approccio, che i devoti devono perfezionare con la lettura e lo studio di opere specifiche; soprattutto con la lettura e lo studio del meraviglioso epistolario del Padre amato. Nella chiesa universale, Padre Pio da Pietrelcina è un fenomeno che si diffonde sempre piú: come la luce.

Padre Gerardo DI FLUMERI Vice Postulatore

  

LUCIANO LOTTI
SUSSIDIO LITURGICO

Sussidio liturgico per la preparazione spirituale alla canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina

 

PRESENTAZIONE

Il sussidio comprende:

• un'Orazione che è presa dal Messale Romano (Comune dei pastori o Comune dei santi);

• una lettura biblica, il Salmo responsoriale e il Vangelo;

• un brano dell'epistolario di Padre Pio;

• un sussidio per l'omelia comprendente un brano dei discorsi su Padre Pio di Giovanni Paolo II e uno scritto di un Cardinale o di un Vescovo;

• il suggerimento per un simbolo che accompagni la liturgia;

• la preghiera dei fedeli.

Il simbolo offerto cerca sempre di rifarsi alla Storia della salvezza e ha come punto di riferimento le Celebrazioni eucaristiche. Lo scopo di questi simboli è creare degli elementi che diventino emblematici della spiritualità di Padre Pio.

 

PRIMO GIORNO

SONO SOLTANTO UN SACERDOTE CHE PREGA

Orazione

O Dio, che hai posto nei tuoi santi una grande luce e un provvido sostegno alla nostra debolezza, concedi anche a noi, per l'intercessione e l'esempio del Beato Pio da Pietrelcina, di camminare sulla via del Vangelo, per salire fiduciosamente fino a te. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Dal libro dell'esodo (17,7-12)

In quei giorni Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguí quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle.

Quando Mosè alzava le mani, Israele era il piú forte, ma quando le lasciava cadere, era piú forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Cosí le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo 26

Il Signore è mia luce e mia salvezza. Il Signore è difesa della mia vita,

di chi avrò timore?

Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,

per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore

e spera nel Signore.

 

Da una lettera di Padre Pio ad Annìta Rodòte (Epist. III, 95-96)

Perciò quando vi sentite oppressa dalla tentazione, il mezzo per costringere Iddio a venire in nostro aiuto, si è l'umiltà dello spirito, la contrizione del cuore, la preghiera confidente. A questa dimostrazione è impossibile che Iddio non faccia buon viso, che non ceda, che non si arrenda, che non venga in nostro aiuto. La potenza di Dio, è vero, di tutto trionfa; ma l'umile e dolente preghiera trionfa di Dio stesso, ne arresta il braccio, ne spegne il fulmine, lo disarma, lo vince, lo placa e se lo rende, quasi sarei per dire, dipendente ed amico. Il santo re Davide aveva già detto che l'uomo non ha speranza di aiuto in Dio solo, ma che questo aiuto divino è collocato infinitamente in alto, sicchè l'uomo per quanto si alzi e distenda la mano, non può giungere ad afferrarlo. Ma facciamoci animo, o Annita, diamo uno sguardo al divino Maestro che prega nell'orto, e scopriamo la vera scala che unisce la terra al cielo; noi vi scorgeremo che l'umiltà, la contrizione, la preghiera fanno scomparire questa distanza che passa tra l'uomo e Dio, e fanno sí che Dio discende insino all'uomo e che l'uomo s'innalzi insino a Dio, sicchè si finisce coll'intendersi, coll'amarsi, col possedersi. E questo gran segreto insegnatoci da Gesú colle parole e col fatto, io v'invito nel dolcissimo Gesú a praticarlo sempre, tenendo per fermo che dove nelle lotte dell'uomo coll'uomo chi paventa dinanzi al suo nemico, che è ferito, chi è stramazzato a terra, chi versa il sangue, si ha come vinto, come perduto; nelle lotte, invece, dell'uomo con Dio avviene tutto il rovescio. Colui che trema innanzi a Dio, colui che oppresso sotto il peso della tribolazione, abbattuto alla vista delle profonde ferite che in lui hanno fatto i propri peccati, trascina la sua fronte nella polvere, si abbassa, si umilia, piange, grida, sospira e prega, costui è che vince, che trionfa di Dio e l'obbliga ad usargli misericordia, quando piú sdegnato gli pareva.

Usando sempre di tali mezzi, voi riuscirete a rendervi propizio Iddio, voi volgerete la sua giustizia in amorosa pietà, ad ottenere da lui tutto ciò che voi vorrete: il perdono dei peccati, la grazia di vincere tutti i nemici, la santità e l'eterna salute.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (7,7-12)

In quel tempo Gesú disse: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto piú il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! ».

Parola del Signore

Lode a te, o Cristo.

 

Spunti per l'Omelia

Dai discorsi di Giovanni Paolo II

Padre Pio, col suo insegnamento ed il suo esempio, ci invita alla preghiera, al ricorso alla misericordia divina mediante il sacramento della Penitenza e all'amore del prossimo. Egli ci invita, in particolare, ad amare e venerare la Vergine Maria. La sua devozione alla Madonna traspare in ogni manifestazione della sua vita: nelle parole e negli scritti, negli insegnamenti e nei consigli che dispensava ai numerosi suoi figli spirituali. Autentico figlio di Francesco d'Assisi, dal quale aveva appreso a rivolgersi a Maria con splendide espressioni di lode e di amore, il nuovo Beato non si stancava di inculcare nei fedeli una devozione alla Madonna Nera, profonda e radicata nella genuina tradizione della Chiesa. Nel segreto del confessionale, come nella predicazione, tornava sempre ad esortare: amate la Madonna! Alla conclusione della vicenda terrena, nel momento di manifestare le sue ultime volontà, egli volse il suo pensiero, come aveva fatto per tutta la vita, a Maria Santissima: «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario».

 

Dagli scritti del Cardinal Carlo Maria Martini

E' la preghiera il primo tratto del suo volto, il vero segreto della sua esistenza. «La preghiera - soleva ripetere - è la migliore arma che abbiamo, è una chiave che apre il cuore di Dio. Nei libri cerchiamo Dio, nella preghiera lo troviarno» (Epist. II, 486). Una preghiera continua, quella di Padre Pio, una preghiera che

permeava tutte le ore della sua giornata: si alzava alle tre di notte per recarsi nel coretto dove si preparava alla Messa che celebrava alle cinque.

«Pregate e pregate sempre piú con insistenza. Gesú è buono e non potrà non esaudire tante preghiere, fatte con completa fiducia in lui» (Epist. III, 553). «Vivi sempre tutta in Gesú e non ti stancare di violentare ed importunare il Cuore di Gesú e quello della sua e nostra Madre per la mia liberazione» (Epist. III, 642).

Dopo la Messa e il ringraziamento confessava fino a sera, interrompendo il ministero per andare ad adorare il Santissimo Sacramento. Teneva sempre in mano la corona del Rosario e si rivolgeva alla Madonna con la tenerezza di un fanciullo. ...

Proprio nella convinzione che la preghiera fosse il modo migliore per portare gli uomini a Dio, pensò ai Gruppi di preghiera come «fari di luce e di amore nel mondo», secondo le parole di Giovanni Paolo II nell'udienza del 3 maggio 1999: «Desiderava che molte anime si unissero a lui nella preghiera». Diceva Padre Pio: «Pregate il Signore con me, perché tutto il mondo ha bisogno di preghiere». E io desidero esprimere agli oltre 2000 Gruppi presenti in tutti i Paesi del mondo e a tutti i singoli devoti di Padre Pio, l'incoraggiamento e l'esortazione affinché, accogliendo l'invito del Beato, preghiate non solo per voi ma per la Chiesa, non solo per la Chiesa ma per l'umanità intera.

 

Un simbolo per la Liturgia

Sarebbe bello iniziare questi giorni con il Rito dell'Effeta, preso dal rituale battesimale. Ciascun fedele si presenta davanti al sacerdote, il quale imponendogli le mani ripete le parole: «II Signore ti conceda di ascoltare la sua parola, di celebrare le sue lodi e annunciare la tua fede, nel nome del Padre....». Una piccola catechesi spiegherà che l'augurio ricevuto nel Battesimo con il rito dell'Effeta, può ora concretiz­zarsi attraverso l'ascolto della parola di Dio e la nostra preghiera.

 

Preghiera dei fedeli

Uniamo le nostre anime e le nostre voci, a quella di Padre Pio da Pietrelcina, perché la comune preghiera sia capace di attraversare le nubi e di giungere,

come il grido del povero, fino al trono di Dio. Ascolta, o Padre, la voce del tuo popolo. Perché tutti ritorniamo al nostro fonte battesimale, per rinnovare la rinunzia al maligno

e l'adesione di fede a Cristo, che valgono come statuto della nostra vita, preghiamo. R. Perché accogliendo l'invito del Signore ci rivolgiamo al ministro del perdono, per celebrare insieme il sacramento della riconciliazione, battesimo delle lacrime e segno della nostra conversione, preghiamo. R.

Perché i figli prodighi e dispersi sentano la nostalgia della casa del Padre e si uniscano al banchetto della fraternità, preghiamo. R.

Perché le nostre Chiese di Puglia

si purifichino da tutto ciò che oscura la fede, indebolisce la speranza ed estingue la carità, per celebrare in una vera comunione il giorno della canonizzazione di Padre Pio, preghiamo. R. O Padre, che hai cura dei deboli, rivolgi il tuo sguardo misericordioso su quanti attendono il tuo soccorso e il tuo perdono, perché, restituiti alla speranza dalla morte redentrice del tuo Figlio, innalziamo a te il canto della riconoscenza e della lode.

Per Cristo nostro Signore. R. Amen

 

ECONDO GIORNO

NELLA MESSA C'E’ TUTTO IL CALVARIO

Orazione

O Dio, che hai plasmato con il tuo Spirito di verità e di amore il Beato Pio da Pietrelcina, e lo hai posto nella tua Chiesa come pastore della nuova alleanza, sostieni e conforta sempre il tuo popolo, che lo venera come maestro e intercessore. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

 

Dalla lettera agli ebrei (9, 11- 23)

Fratelli, Cristo venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda piú grande e piú perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci cosí una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto piú il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrí se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?

Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte per la redenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che è stata promessa. Dove infatti c'è un testamento, è necessario che sia accertata la morte del testatore, perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive. Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. Infatti dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: Questo è il sangue dell'allean­za che Dio ha stabilito per voi.

Alla stessa maniera asperse con il sangue anche la Tenda e tutti gli arredi del culto. Secondo la legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono.

Parola di Dio.

Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo 147

Benedetto il Signore, gloria del suo popolo. Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion.

Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli ha messo pace nei tuoi confini e ti sazia con fior di frumento. Manda sulla terra la sua parola, il suo messaggio corre veloce.

Annunzia a Giacobbe la sua parola, le sue leggi e i suoi decreti a Israele. Cosí non ha fatto con nessun altro popolo, non ha manifestato ad altri i suoi precetti.

 

Da una lettera di Padre Pio a Padre Agostino da San Marco in Lamis (Epist. I, 105, 316)

Mio carissimo padre, vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesú amorosamente vi ha aperto in questo mio cuore! Esso finalmente ha trovato un amante che si è talmente invaghito di lui, che non sa piú inasprirlo.

Questo amante voi già lo conoscete. E'un amante che non si adira mai con chi l'offende. Infinito è il numero delle misericordie di lui che il mio cuore porta con sé. Esso riconosce di non aver proprio nulla di che gloriarsi davanti a lui. Egli mi ha amato; a tante creature ha voluto prepormi.

Ed allorché gli domando che cosa ho fatto per meritare tante consolazioni, lui mi sorride e mi va ripetendo che a intercessore nulla si nega. Mi chiede in ricompensa solo amore; ma non lo debbo a lui forse questo per gratitudine?

Oh potessi, padre mio, un po' contentarlo nello stesso modo che lui contenta me! Egli si è

talmente invaghito del mio cuore, che mi fa ardere tutto del suo fuoco divino, del suo fuoco di amore. Che cosa è questo fuoco che mi investe tutto? Padre mio, se Gesú ci rende cosí felici in terra, che sarà nel cielo?!

Mi vado alle volte domandando se vi siano delle anime che non si sentono bruciare il petto del fuoco divino, specialmente allorché si trovano dinanzi a lui in sacramento. A me sembra ciò impossibile, massimamente se ciò riguarda un sacerdote, un religioso. Forse quelle anime che dicono di non sentire questo fuoco, non l'avvertono a causa del loro cuore piú grande. Solo con questa benigna interpretazione mi associo ad essi, per non tacciarli della nota vergognosa di menzogneri.

Vi sono momenti che mi si presenta alla mente la severità di Gesú e sono sul momento di affliggermi; mi metto a considerare la sua piacevolezza e tutto ne rimango consolato. Non posso non abbandonarmi a questa dolcezza, a questa felicità... Cos'è, padre mio, quello che sento? Ho tanta confidenza in Gesú, che se anche vedessi l'inferno aperto dinanzi a me, e mi trovassi sull'orlo dell'abisso, non diffiderei, non dispererei, confiderei in lui.

Tal'è la confidenza che m'ispira la sua mansuetudine. Allorché mi metto a considerare le grandi battaglie, superate col divino aiuto sopra del demonio, ne conto tante da non potersi enumerare.

Chi sa quante volte, se lui non mi avesse stesa la mano, la mia fede avrebbe vacillato, la mia speranza, la mia carità venuta meno, il mio intelletto si sarebbe oscurato, se Gesú, sole eterno, non l'avesse illuminato!!!

Riconosco pur troppo essere tutto opera del suo amore infinito. Nulla egli mi ha negato, anzi tengo a dichiarare che mi ha dato piú di quello che gli ho dimandato.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

In quel tempo, Gesú disse alla folla dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesú disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio

sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosí anche colui che mangia di me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore.

Lode a te, o Cristo.

 

Spunti per l'Omelia

Dai discorsi di Giovanni Paolo II

Un aspetto essenziale del sacro ministero, e ravvisabile nella vita di Padre Pio, è l'offerta che il sacerdote fa di se stesso, in Cristo e con Cristo, come vittima di espiazione e di riparazione per i peccati degli uomini. Il sacerdote deve avere sempre davanti agli occhi la definizione classica della propria missione, contenuta nella Lettera agli Ebrei: «Ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati» (Eb 5,1). A questa defini­zione fa eco il Concilio, quando insegna che «nella loro qualità di ministri delle cose sacre, e soprattutto nel Sacrificio della Messa, i presbiteri agiscono in modo speciale a nome di Cristo, il quale si è offerto come vittima per santificare gli uomini» (Decr. Presbyterorum Ordinis, 13). Questa offerta deve raggiungere la sua massima espres­sione nella celebrazione del Sacrificio eucaristico. E chi non ricorda il fervore col quale Padre Pio riviveva, nella Messa, la Passione di Cristo? Da qui la stima che egli aveva come momento decisivo della salvezza e della santificazione del­l'uomo mediante la partecipazione alle sofferen­ze stesse del Crocifisso. «C'è nella Messa diceva tutto il Calvario». La Messa fu per lui la «fonte ed il culmine» il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera.

 

Dagli scritti del Cardinal Salvatore De Giorgi

Aveva una coscienza lucidissima del ministero sacerdotale, come via privilegiata della santificazione propria e di quella altrui. «Sento intimamente una voce che assiduamente mi dice: santificati e santifica»; aveva scritto ad una figlia spirituale. Questa voce, che gli rivelò quella che lui chiamava la sua «missione grandissima» l'accompagnò nell'esercizio del ministero sacer­dotale. La sua risposta fu quotidianamente: «Ebbene, io ciò lo voglio». E fu davvero un sacerdote santo e santificatore (Epist. III, 1010).

D'altra parte, solo nel mistero del Cristo Crocifisso e Risorto è possibile concepire e vivere il ministero di coloro che sono «chiamati a farne le di Lui veci sulla terra», come scrisse a Giuseppina Morgera nel 1916, e che a somiglianza di lui devono essere sacerdoti e vittime.

Sentiva cosí bruciante nel suo cuore sacerdotale l'amore per Gesú che scriveva a padre Agostino: «Mi vado a volte domandando se vi siano delle anime che non si sentono bruciare il petto del fuoco divino, specialmente allorché si trovano dinanzi a lui in sacramento. A me sembra ciò impossibile, massimamente se ciò riguarda un sacerdote, un religioso. Forse quelle anime che dicono di non sentire questo fuoco, non l'avvertono a causa del loro cuore piú grande. Solo con questa benigna interpretazione mi associo ad essi, per non tacciarli della nota vergognosa di menzogneri.» (Epist. I, 317).

E non si tratta semplicemente di un sentimento del cuore: per lui l'amore del sempre sacerdote a Cristo si traduceva concretamente nella dedizione alle anime. Scriveva a Raffaelina Cerase: «Ogni ministro del Signore dovrebbe mai sempre lavorare per la salute delle anime, non dovrebbe riconoscere mai stanchezza, non dovrebbe mai dire: "Ho lavorato troppo per le anime altrui". Questo è lo specchio del vero sacerdote cattolico.» (Epist. II, 538)».

 

Preghiera dei fedeli

Il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore è culmine e fonte di tutta la vita della Chiesa, pegno di benedizione e di salvezza per il mondo intero.

Innalziamo la nostra preghiera unanime, perché, sull'esempio e per intercessione di Padre Pio, da questo grande mistero scaturisca il dono della nostra unità e della pace.

Per il mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, salvaci, Signore.

Per la santa Chiesa, perché fortificata dal pane della vita, cammini nelle strade del mondo annunziando con le parole e con le opere il Vangelo di salvezza, preghiamo. R.

Per i vescovi e i presbiteri delle nostre Chiese di Puglia, perché si conformino sempre più al mistero che celebrano per la lode di Dio e per l'edificazione del suo popolo, preghiamo. R. Per tutti i religiosi,

perché nell'Eucaristia, segno e vincolo di unità, vivano la piena comunione di fede e di amore, preghiamo. R.

Per i giovani, i ragazzi e i fanciulli delle nostre comunità, perché crescano in sapienza e grazia, portando nella famiglia e nella Chiesa l'annuncio della gioia pasquale, preghiamo. R.

Per noi qui presenti, perché spezzando il pane di vita eterna impariamo a condividere anche il pane terreno e a soccorrere i fratelli che sono nell'indigenza e nel dolore, preghiamo. R.

Signore Gesù, che nel sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue hai posto la sorgente dello Spirito che dà la vita, fà che la tua Chiesa, spezzando il pane in tua memoria, diventi il germe dell'umanità rinnovata, a lode di Dio Padre.

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. R. Amen.

 

TERZO GIORNO

STRAPPARE LE ANIME A SATANA

Orazione

O Dio, nostro Padre, guarda questa tua famiglia, oppressa dalla coscienza delle proprie colpe, e donale per l'intercessione e l'esempio del Beato Pio da Pietrelcina la certezza del tuo amore misericordioso. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Dal libro del profeta Isaia (43,16-21)

Cosí dice il Signore che offri una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai piú si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordate piú le cose passate, non pensate piú alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.

Parola di Dio.

Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo 125

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.

Allora la nostra bocca si aprí al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro» Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Negheb.

Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo. Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni.

 

Da una lettera di Padre Pio a Padre Benedetto da San Marco in Lamis (Epist. 1, 1145-1146)

Mio carissimo padre, Gesú vi benedica e ci conforti!

Non ho un minuto libero: tutto il tempo è speso nel prosciogliere i fratelli dai lacci di satana. Benedetto ne sia Dio. Quindi vi prego di non affliggermi piú assieme agli altri col fare appello alla carità, perché la maggior carità è quella di strappare anime avvinte da satana per guadagnarle a Cristo. E questo appunto io fo assiduamente e di notte e di giorno....

Vi sono delle splendide conversioni. Quindi si rassegnino tutti a contentarsi del semplice ricordo che di tutti fo assiduamente dinanzi a Gesú.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesú si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesú, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai piú anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesú con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesú le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».

Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesú le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare piú».

Parola del Signore.

Lode a te, o Cristo.

 

Spunti per l'Omelia

Dai discorsi di Giovanni Paolo II

Questa intima ed amorosa partecipazione al Sacrificio di Cristo fu per Padre Pio l'origine della dedizione e disponibilità nei confronti delle anime, di quelle soprattutto impigliate nei lacci del peccato e nelle angustie della miseria umana. E' cosa tanto nota, che non intendo soffermarmi su di essa; ma vorrei solo sottolineare alcuni punti che mi sembrano importanti, perché anche qui troviamo aderenza tra il comportamento di Padre Pio e l'insegnamento conciliare.

L'umile Religioso accolse con docilità l'infusione di quello «spirito di grazia e di consiglio» del quale parla il Concilio stesso, quello spirito cioè che deve consentire al Pastore di anime di «aiutare e governare il popolo con cuore puro» (Cf. Decr. Presbyterorum Ordinis, 7).

Egli si impegnò in particolare - secondo un altro insegnamento conciliare (Cf. ibid. 9) - nella direzione spirituale, prodigandosi nell'aiutare le anime a scoprire ed a valorizzare i doni e i carismi, che Dio concede come e quando vuole nella sua misteriosa liberalità.

Anche questo può essere un esempio per molti Sacerdoti a riprendere o a migliorare un «servizio ai fratelli» cosí legato alla loro missione specifica, che è sempre stato ed ancor oggi dev'essere ricco di frutti spirituali per l'intero popolo di Dio, soprattutto in ordine alla promozione della santità delle sacre vocazioni.

 

Dagli scritti del Cardinal Giambattista Re

L'umile frate di Pietrelcina nutriva un'acuta coscienza della gravità del peccato e, in pari tempo, della gioia che deriva dal perdono e dalla misericordia divina conseguiti mediante l'assoluzione sacramentale. Aveva poi il carisma di scrutare e saper leggere nei cuori, infiammato com'era dal grande amore verso Dio. Innumerevoli sono le persone rimaste colpite dal dono che Padre Pio aveva di leggere i veri sentimenti dell'anima.

Padre Pio avvertiva l'urgente necessità della salvezza delle anime. Lo zelo per le anime lo rese, dal 1910 al 1968, infaticabile nell'ammini­strare il sacramento della Confessione. Ardeva dal desiderio di confessare, cioè dal desiderio -

per usare una sua espressione - di «prosciogliere i fratelli dai lacci di satana». Dispensare la gioia del perdono lo sentiva come impegno prioritario. Alle anime in cerca di Dio, evidenziando il senso del peccato, trasmetteva la certezza che Dio è Padre tenero e misericordioso, sempre pronto ad accogliere tutti con amore.

Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, quale legame unisca questi due frutti - i Gruppi di preghiera e la Casa Sollievo della Sofferenza - al ministero del confessionale, che il Cappuccino di San Giovanni Rotondo ha sempre ritenuto come suo prioritario apostolato. La risposta è nella sua stessa vita, nel suo carisma. Come piante destinate a crescere, le sue due iniziative traggono linfa vitale dalla medesima radice, il confessionale, dove per quasi sessant'anni Padre Pio aprí le braccia a migliaia e migliaia di persone. Dal segreto del confessionale sono scaturite moltissime conversioni; è sgorgato un radicale rinnovamento nell'esistenza di numerosi fedeli e sono maturati abbondanti frutti di bene per l'intera comunità ecclesiale.

Considerato nei suoi elementi piú profondi ed essenziali, quello del confessionale è veramente un grande apostolato di carità. Padre Pio ne era consapevole e scrive in una lettera: «La maggior carità è quella di strappare le anime

avvinte da satana per guadagnarle a Cristo. E' questo appunto che io faccio assiduamente e di notte e di giorno» (Epist. I, 1145) .

 

Un simbolo per la liturgia

Il rito penitenziale che in questo momento si potrebbe fare è quello dell'Asperges, rinnovan­do prima le promesse battesimali di fede in Dio e di rinuncia al peccato.

 

Preghiera dei fedeli

Il Signore conosce il cuore di ogni uomo ed opera per la salvezza di tutti. Certi della sua misericordia e del suo amore, gli diciamo con fede: Veglia sui nostri passi, Signore.

Illumina, sostieni e accompagna la tua Chiesa, o Signore, perché possa guidare i passi dei tuoi fedeli per i sentieri che conducono a te. Preghiamo. R.

Illumina, o Signore, i governanti del mondo, perchè abbandonino la corsa alle armi ed usino delle risorse naturali per il progresso civile e morale dei popoli.

Preghiamo. R.

Illumina, o Signore, gli ammalati di questa comunità ed aumenta la fede nei loro cuori,

perchè non restino delusi quanti t'invocano con fiducia.

Preghiamo. R.

Illumina, o Signore, la mente dei tuoi fedeli, perché accogliendo i germi di bontà e di fede presenti in ogni popolo, ne facciano motivo di gratitudine e di arricchimento personale. Preghiamo. R.

Illumina, o Signore, le famiglie cristiane, perchè vivano il loro mistero di grazia e siano testimoni del tuo amore per ogni creatura.

Preghiamo. R.

Illumina le nostre comunità cristiane, perché sull'esempio di Padre Pio, diventino annunciatrici della vittoria di Dio sul peccato, esprimendo con la loro fedeltà al Vangelo la rinuncia a Satana e alle sue seduzioni.

Preghiamo. R.

O Padre, accogli benigno le suppliche che ti presentiamo. La prossima venuta del tuo Figlio ci trovi vigilanti e pronti, rinnovati giorno dopo giorno dalla speranza di sedere con te alla mensa del regno dei cieli. Per Cristo nostro Signore. R. Amen.

 

QUARTO GIORNO

SÌ, IO AMO LA CROCE, LA CROCE SOLA

Orazione

O Dio, che al Beato Pio, sacerdote, hai donato la grazia di partecipare in modo mirabile alla Passione del tuo Figlio, concedi a noi, per sua intercessione, di conformarci alla morte di Gesú, per giungere poi alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Galati (6,14-18)

Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesú Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l'Israele di Dio. D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesú nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesú Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Parola di Dio.

Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo Responsoriale (Cf. I GV 3,16; Fil 1)

Sono stato crocifisso con Cristo.

Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi

dobbiamo dare la vita per i fratelli.

Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Cristo mi ha amato

e ha dato se stesso per me. Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno;

perciò desidero di essere sciolto dal corpo per essere con lui.

 

Da una lettera di Padre Pio a Padre Agostino da San Marco in Larnis (Epist. I, 335)

Gesú mi dice che nell'amore è lui che diletta me; nei dolori invece sono io che diletto lui. Ora desiderare la salute sarebbe andare in cerca di gioie per me e non cercare di sollevare Gesú. Sí, io amo la croce, la croce sola; l'amo perché la vedo sempre alle spalle di Gesú. Oramai Gesú vede benissimo che tutta la mia vita, tutto il mio cuore è votato tutto a lui ed alle sue pene.

Deh! padre mio, compatitemi se tengo questo linguaggio; Gesú solo può comprendere che pena sia per me, allorché, mi si prepara davanti la scena dolorosa del Calvario.

Eparimenti incomprensibile che sollievo si dà a Gesú non solo col compatirlo nei suoi dolori, ma quando trova un'anima che per amor suo gli chiede non consolazioni, ma sibbene di essere fatto partecipe dei suoi medesimi dolori.

Gesú quando vuol darmi a conoscere che mi ama, mi dà a gustare della sua passione le piaghe, le spine, le angoscie... Quando vuol farmi godere, mi riempie il cuore di quello spirito che è tutto fuoco, mi parla delle sue delizie; ma quando vuole essere dilettato lui, mi parla dei suoi dolori, m'invita, con voce insieme di preghiera e di comando, ad apporre il mio corpo per alleggerirgli le pene.

Chi gli resisterà? Me ne avvedo che troppo l'ho fatto soffrire per le mie miserie, troppo l'ho fatto piangere per la mia ingratitu­dine, troppo l'offesi. Non voglio altri che Gesú solo, non desidero altro (ché è lo stesso desiderio di Gesú) che le di lui pene. Lasciatemelo dire, ché nessuno ci sente, sono disposto anche a restare privo per sempre delle dolcezze che Gesú mi fa sentire, son pronto a soffrire che Gesú mi nasconda i suoi belli occhi, purché non mi nasconda il suo amore, ché ne morrei. Ma essere privato di soffrire non mi sento, mi manca la forza.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (12, 21-28)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesú». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesú. Gesú rispose: «E giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome».

Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».

Parola del Signore.

Lode a te, o Cristo.

 

Spunti per l'Omelia

Dai discorsi di Giovanni Paolo II

Quale altro scopo ha avuto la durissima ascesi a cui Padre Pio si è sottoposto fin dalla

prima giovinezza, se non la progressiva identificazione col divin Maestro, per essere «là dove egli era»?

Chi si recava a San Giovanni Rotondo per partecipare alla sua Messa, per chiedergli con­siglio o confessarsi, scorgeva in lui un'immagine viva del Cristo sofferente e risorto. Sul volto di Padre Pio risplendeva la luce della risurrezione. Il suo corpo, segnato dalle «stimmate», mostrava l'intima connessione tra morte e risurrezione, che caratterizza il mistero pasquale. Per il Beato di Pietrelcina la condivisione della Passione ebbe toni di speciale intensità: i singolari doni che gli furono concessi e le sofferenze interiori e mistiche che li accompagnavano gli consentirono di vivere un'esperienza coinvolgente e costante dei pati­menti del Signore, nella immutabile consapevo­lezza che «il Calvario è il monte dei santi».

 

Dagli scritti dell'Arcivescovo di Lecce mons. Cosimo Francesco Ruppi

C'è un altro punto di contatto tra Giovanni Paolo II e Padre Pio, che la storia del ventesimo secolo annoterà tra i piú significativi ed è la sofferenza che ha segnato la loro vita.

Padre Pio ha portato nelle sue carni la passione di Cristo e Giovanni Paolo II, piú volte segnato dalla sofferenza e dal dolore, la porta nel corpo e nell'anima. Due uomini che non solo «conoscono il soffrire», ma partecipano diretta­mente alla passione di Cristo, per la salvezza del mondo.

I malati andavano e vanno sempre piú numerosi a San Giovanni Rotondo e i malati, a folle immense, si recano a Roma, attendono il Papa durante i suoi viaggi, veri privilegiati di Dio, sui quali Giovanni Paolo 11, malato anch'egli, sofferente e ricoverato al «Gemelli» per una moltitudine di interventi lunghi e delicati, si china con l'affetto del padre e della madre.

Come Padre Pio, anche Giovanni Paolo II insegna a noi a pregare, amare i malati, difenderli nella loro debolezza, promuovere iniziative concrete di solidarietà.

 

Un simbolo per la Liturgia

Questo momento di preghiera può essere fatto davanti al Santissimo Sacramento o, piú opportunamente, davanti a un Crocifisso. A questo punto si può fare una celebrazione di ostensione della Croce come nel Venerdí santo (senza necessità, ovviamente di svelare la Croce), seguita dal bacio della Croce.

Le parrocchie piú dinamiche potrebbero conse­gnare un piccolo crocifisso o una croce senza crocifisso, per indicare la scelta del credente di essere, come Padre Pio, un "cireneo" accanto a Cristo.

 

Preghiera dei fedeli

Da veri discepoli seguiamo il Cristo, che entra in Gerusalemme per salire sulla croce. Invochiamo Dio Padre misericordioso per la salvezza di tutti gli uomini.

Per la passione del tuo Figlio, ascoltaci, o Padre. Per la santa Chiesa, perché vivendo nella fede il mistero della passione raccolga dall'albero della croce il frutto della speranza, preghiamo. R.

Per gli uomini che non credono, perché, come il centurione ai piedi della croce, vedano nella morte redentrice di Cristo il segno sconvolgente della divina gloria, preghiamo. R.

Per gli innocenti e i perseguitati, e per quanti subiscono scandalo a causa delle ingiustizie, perché non venga meno in loro la certezza pasquale della vittoria del bene sul male, preghiamo. R.

Per gli agonizzanti, perché sentano accanto a sè la presenza del servo obbediente che morendo sul patibolo ha affidato il suo spirito nelle mani del Padre, preghiamo. R.

Per noi tutti, perché alla scuola del Signore impariamo a vivere ogni giomo in piena adesione alla divina volontà e a condividere le infermità e le sofferenze del prossimo, preghiamo. R.

Ascolta, o Padre, la preghiera del tuo popolo che celebra la passione del tuo Figlio; fà che dopo averlo acclamato nel giorno dell'esultanza, sappiamo seguirlo con la fedeltà dell'amore nell'ora oscura e vivificante della croce.

Per Cristo nostro Signore. R. Amen.

 

QUINTO GIORNO

ECCO LA CREATURA DELLA PROVVIDENZA

Orazione

O Dio, che nell'amore verso te e i fratelli hai compendiato i tuoi comandamenti,

fa' che a imitazione del Beato Pio da Pietrelcina dedichiamo la nostra vita al servizio del prossimo, per essere da te benedetti nel regno dei cieli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (13, 1-13)

Fratelli, se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede cosí da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imper­fetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte piú grande è la carità!

Parola di Dio.

Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo 132

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Ecco quanto è buono e quanto è soave

che i fratelli vivano insieme!

E' come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull'orlo della sua veste.

E' come rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion. Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre.

 

Da una lettera di Padre Pio a Padre Benedetto da San Marco in Lamis (Epist. I, 462)

Nel fondo di quest'anima parmi che Iddio vi ha versato molte grazie in rispetto dei poveri bisognosi. La grandissima compassione che sente l'anima alla vista di un povero le fa nascere nel suo proprio centro un veementissimo desiderio di soccorrerlo, e se guardassi alla mia volontà mi spingerebbe a spogliarmi perfino dei panni per rivestirlo.

Se so poi che una persona è afflitta, sia nell'anima che nel corpo, che non farei presso del Signore per vederla libera dai suoi mali? Volentieri mi addosserei, pur di vederla andar salva, tutte le sue afflizioni, cedendo in suo favore i frutti di tali sofferenze, se il Signore me lo permettesse.

Veggo benissimo esser questo un favore singolarissimo di Dio, perché per lo addietro, sebbene per divina misericordia non tralasciassi mai di aiutar i bisognosi, non avendo naturalmente se non poca o niente pietà delle loro miserie.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25, 31-46)

In quel tempo Gesú disse: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli piú piccoli, l'avete fatto a me.

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco etemo, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli piú piccoli, non l'avete fatto a me.

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Parola del Signore.

Lode a te, o Cristo.

 

Spunti per l'Omelia

Dai discorsi di Giovanni Paolo II

Al tempo stesso, la sua carità si riversava come balsamo sulle debolezze e sofferenze dei fratelli. Padre Pio uní cosí allo zelo per le anime l'attenzione per il dolore umano, facendosi promotore a San Giovanni Rotondo di una struttura ospedaliera, da lui chiamata «Casa Sollievo della Sofferenza». Egli la volle come un ospedale di prim'ordine, ma soprattutto si preoccupò che in esso si praticasse una medicina veramente «umanizzata», in cui il rapporto con il malato fosse improntato alla piú calda premura ed alla piú cordiale accoglienza. Sapeva bene che, chi è malato e sofferente, ha bisogno non solo di una corretta applicazione dei mezzi terapeutici, ma anche e soprattutto di un clima umano e spirituale che gli consenta di ritrovare se stesso nell'incontro con l'amore di Dio e la tenerezza dei fratelli.

Con la «Casa Sollievo della Sofferenza» egli ha voluto mostrare che i «miracoli ordinari» di Dio passano attraverso la nostra carità. Occorre rendersi disponibili alla condivisione ed al servizio generoso dei fratelli, avvalendosi di ogni risorsa della scienza medica e della tecnica.

 

Dagli scritti dell'Arcivescovo di Verona mons. Flavio Roberto Carraro

Possiamo dire che in Padre Pio si siano coniugati in modo meraviglioso l'amore per il prossimo e la sua progettualità, la capacità di ascoltare e le sue capacità umane di coinvolgere ed organizzare.

La storia delle opere spirituali e sociali nate dal cuore di P Pio ci aiuta a leggere in questo senso la sua esistenza.

C'è, infatti, una profonda linea di continuità tra la direzione spirituale per via epistolare dei primi anni di sacerdozio del Padre Pio, con la sua opera apostolica svolta nel confes­sionale. Ma ancora questo suo grande amore per le anime ha germinato quella perla preziosa che sono i Gruppi di preghiera. La stessa Casa Sollievo della Sofferenza viene chiamata ad essere la loro casa comune: «I figli dell'opera che in ogni parte del mondo si riuniscono a pregare in comune, secondo lo spirito del Serafico Padre san Francesco e secondo le direttive e le intenzioni del Papa, dovranno trovare qui la casa comune dei loro gruppi di preghiera; i sacerdoti troveranno qui un cenacolo per loro; gli uomini, le donne, le religiose troveranno qui delle case per curare ancor piú la loro formazione spirituale e la loro ascesa a Dio, perché nella fede, nel distacco, nella dedizione vivano l'amore di Dio, consumazione della perfezione cristiana». (Padre Pio)

Quella stessa linea di continuità esistente a livello spirituale si può rinvenire anche nell'impegno umano e sociale di Padre Pio. Sarebbe un grave errore considerare la Casa

Sollievo il punto di riferimento unico per leggere l'amore di Padre Pio per i bisognosi. I cinquant'anni di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo sono caratterizzati da tutta la ricchezza dei carismi di Dio: una profonda preghiera, il segno straordinario delle stimmate, il suo apostolato di confessore e la sua grande carità. Giustamente la biografia ufficiale della Postulazione, recepita nella Positio super virtutibus fa notare: «Ed accanto alla sorella maggiore "Casa sollievo della Sofferenza" è tutto un fiorire di opere sociali: le scuole materne "S. Maria delle Grazie", "S. Francesco d'Assisi", il "Cenacolo di cultura francescana", affiancato alla rivista " Il fraticello" e le tante altre in cantiere" .

Pensiamo, poi, al Convento Seminario di Pietrelcina, costruito quasi completamente con il contributo di Maria Pyle e all'impegno di padre Marella - a Bologna: piú di una volta venne a S. Giovanni Rotondo ed ebbe a dire che le sue opere erano ispirate da Padre Pio.

Le suore Apostole del Sacro Cuore di Madre Gargani - alla quale Padre Pio ha inviato 65 lettere, benedicendo di persona la nascita della nuova congregazione - sono il frutto del suo grande impegno per la formazione sociale e cristiana dei giovani. Su questa strada incontriamo la presenza delle suore Cappuccine e delle Immacolatine a San Giovanni Rotondo, chiamate espres­samente da Padre Pio per essere presenti nei rioni piú poveri del paese. Sempre a S. Giovanni Rotondo negli anni cinquanta fu aperto l'Istituto di formazione professionale dei Terziari dell'Ad­dolorata, voluti anch'essi dal Padre, perché non accettava di vedere i giovani chiedere l'elemosina. Pensiamo, infine, ai Centri di assistenza per bambini handicappati, voluti da Padre Pio e creati dai frati cappuccini della sua Provincia dopo la sua morte, cosí come ci ricorda padre Carmelo da Sessano.

Tutte insieme a buon diritto, anche se con diversa parecipazione emotiva e concreta, tutte queste sono opere di Padre Pio, di una carità che - come dice S. Paolo - non ha fine.

 

Un simbolo per la Liturgia

La fractio panis ha origine nella celebra­zione di una profonda comunione tra il Vescovo e i suoi presbiteri. Si suggerisce che a questo punto, come segno di comunione, venga spezzato del pane e distribuito ai presenti. E' importante però che una breve catechesi faccia comprendere come questo gesto, sia segno di una carità che ha origine da un pane piú grande, il pane Eucaristico, che è Cristo stesso il quale si dona per amore, e diventa l'origine della nostra carità.

 

Preghiera dei fedeli

Fratelli, la fede ci dice che tutto coopera al bene per quelli che Dio ama.

Esprimiamo questa nostra certezza presentando al Signore le necessità dell'ora presente.

Mostraci, Signore, la tua misericordia. Per il popolo santo di Dio, perché manifesti la fedeltà al messaggio evangelico nell'amore ai nemici e nella solidarietà verso tutti, preghiamo. R.

Per coloro che nelle nostre comunità annunciano il Vangelo, perché siano i primi uditori e testimoni della Parola che annunziano al popolo di Dio, preghiamo. R.

Perché le nostre famiglie, perché scoprano il valore umano e soprannaturale del loro amore per costruire la famiglia, prima cellula della società e della Chiesa, preghiamo. R.

Per gli operatori di carità delle nostre Chiese pugliesi, perché alla luce della vicenda umana di Padre Pio collaborino a far riscoprire nei più poveri il senso cristiano della vita e la fiducia nella misericordia del Padre, preghiamo. R.

Per noi qui riuniti in assemblea, perché la chiamata del Signore risuoni profondamente nel nostro spirito e ci guidi a una vera conversione, preghiamo. R.

La tua bontà, Signore, non ha confini; concedi a noi e a tutti gli uomini la gioia di sperimentare quanto la tua misericordia è più grande del nostro cuore. Per Cristo nostro Signore. R. Amen.