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UN BAGNO NELLA MISERICORDIA
Notazioni per un buon esame
di coscienza e una buona Confessione
Cos’è il Sacramento della Confessione
e chi lo ha istituito
Il Sacramento della Confessione o
Riconciliazione è un Sacramento di Guarigione, dice il Catechismo della
Chiesa Cattolica. Infatti ci aiuta a risanare il nostro rapporto con Dio
e con i fratelli, inoltre ci restituisce la pace interiore ed opera
profondamente nella nostra vita, ricostituendo la comunione che il
peccato spezza. Il Sacramento della Riconciliazione è un atto di fede
(Confessione) in Dio amore e misericordia infinita, il quale non vuole
la morte del peccatore ma che si converta e viva!
Gesù stesso, messo di fronte a situazioni di
grave peccato, pur condannandolo, ha manifestato il suo grande amore per
i peccatori! L’adultera, la peccatrice, la samaritana, Zaccheo…
Gesù, apparso ai suoi apostoli nel cenacolo
(Gv 20:19-23) ha detto: “Ricevete lo Spirito Santo, a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete
resteranno non rimessi!”
Gesù ha manifestato la volontà che la Chiesa
accogliesse i peccatori pentiti in suo nome e per il potere dello
Spirito Santo perdonasse loro i peccati.
Gesù ha anche detto: Non sono i sani che
hanno bisogno del medico, ma i malati, non sono venuto a chiamare i
giusti ma i peccatori alla conversione (cfr Lc 5).
Per una buona Confessione
Ciascuno esamini se stesso sulla base delle citazioni bibliche qui
riportate e accompagnate dal breve commento spirituale. E’ possibile
leggere solo le citazioni, che risaltano perché sono in corsivo,
oppure anche il commento che le spiega e che segue ad ogni
citazione. Quando trova ciò in cui ha mancato, lo annota, mentalmente, o
con qualche riga di scritto che comunque resta segreto e per tale
ragione è sempre bene distruggere il foglio delle notazioni personali.
Si rivolge ad un sacerdote e confessa tutto ciò di cui ha
consapevolezza di aver peccato, senza nascondere nulla per vergogna. Il
male è come un’erbaccia parassita: se la si vuole eliminare bisogna
togliere la radice, non basta tagliare lo stelo. Ci si confessa dei
peccati propri e non di quelli altrui, come spesso succede per
cercare in qualche modo una scusante per se stessi.
Gli effetti della Confessione
Una Confessione ben fatta, cioè smascherando il peccato in tutte le sue
dimensioni, implicazioni ed in tutta la sua gravità ha molteplici
effetti nella vita del penitente:
Restituisce
la grazia di Dio e la comunione con Dio e con la Chiesa.
Cancella
il peccato, anche il più grave, in quanto non ci sono peccati che la
misericordia di Dio non possa perdonare.
Libera
dalle catene del male e dai legami con il vizio.
Ha una efficacia profonda nella guarigione spirituale e fisica
del penitente.
Risana
le relazioni con quelle persone che in qualche modo siano colpite o
implicate nel peccato.
Ci dona la Grazia che ci santifica e ci rende sempre più forti
nel combattimento contro il male.
Dalla Parola di Dio all’esame di coscienza
Segue una selezione di passi della Sacra Scrittura, con un commento
spirituale e pastorale che può aiutare ad entrare in profondità in un
buon esame di coscienza.
Is 1:15-20
Su venite e discutiamo, dice il Signore...
“Le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
togliete il male delle vostre azioni
dalla mia vista.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
ricercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».
«Su, venite e discutiamo»
dice il Signore”.
Il Signore ci da sempre la possibilità che i nostri peccati siano
perdonati. Quale che sia il nostro peccato, quale ne sia la gravità, non
importa: non esiste peccato che non possa essere perdonato! Solo se
chiudiamo il nostro cuore, di nostra volontà possiamo impedire a Dio di
penetrarvi col suo amore (peccato contro lo Spirito Santo), ma
altrimenti Egli è sempre disposto a darci possibilità per la conversione
ed il perdono! Il suo invito è molto chiaro: “Venite e discutiamo”. Ci
invita cioè a rivolgerci a lui entrando in dialogo sereno, come quello
che si svolge in una Confessione sacramentale, ecco il senso di quel-l’incontro
“Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana”.
Ci chiede solo la docilità del cuore, un minimo di buona volontà e di
ascolto della sua voce, della sua Parola, Lui può tutto, Lui fa tutto,
ci ridona frutti abbondanti da godere in pienezza. Ci rinnova totalmente
e non lascia in noi traccia di peccato, ci restituisce la pienezza della
grazia. Qualunque colpa possiamo aver commesso, di qualsiasi gravità.
Dio è amore: ama i peccatori.
«Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.
Ma se vi ostinate e vi ribellate,
sarete divorati dalla spada,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Ostinarsi significa auto distruggersi, significa permettere al peccato
di scavare radici profonde nel nostro cuore e di distruggerci. Il male è
una tremenda forza distruttrice, annienta e porta morte in chi lo
commette ed in chi ne resta vittima. Dilania e lacera, distrugge i
rapporti, porta alla morte fisica e spirituale, come una spada. Il
peccato è ribellione, è superbia, è tentativo di autonomia, ma porta al
fallimento. L’umanità porta i segni dolorosi del decadimento del
peccato.
Lev 19
Io sono il Signore, vostro Dio...
“Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso. Io
sono il Signore, vostro Dio.
Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia.
Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, né deturperai ai
lati la tua barba. Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né
vi farete segni di tatuaggio. Io sono il Signore.
Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per
non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio”.
Dal momento che uno solo è il Signore, non è lecito farsi alcun idolo,
né amuleto, o portafortuna, o talismano, numeri magici, indumenti di
colori particolari, per scongiurare la cattiva sorte... tutte queste
cose sono gravi segni di sfiducia in Dio, ci portano ad aver fede in
oggetti o simboli che non sono Dio e quindi sono peccati assai gravi.
Il consultare indovini, cartomanti,
tarocchi, maghi, praticanti nella lettura dei fondi del caffè o delle
carte, è contaminarsi con un grave peccato! Ci sono addirittura dei
cristiani impegnati, che con molta leggerezza vivono in questa
ambiguità, non capendo la gravità del male ed il rischio in cui vivono!
Deturpare il proprio corpo, anche seguendo
la moda col piercing, o con tatuaggi, incisioni, è deturpare ciò
che è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio: non ci è lecito!
Non ci è lecito mettere la nostra vita in serio pericolo con sport
rischiosi: saltare dai ponti con una corda legata ai piedi, sfidare le
leggi del traffico stradale viaggiando contromano a velocità folli,
gareggiare sulle strade o autostrade... infrangere i limiti di velocità,
o le norme del traffico stradale. Sfidare le leggi della natura per il
gusto del brivido è una colpa grave nei confronti della vita che non è
nostra proprietà.
Quanto poi alla vita nascente nel grembo
materno: essa non è né “un grumo di sangue”né “proprietà”
della donna incinta, come recitano gli slogan delle abortiste, che hanno
ingannato generazioni di giovani, con l’illusione di risolvere la piaga
dell’aborto clandestino con
Pecca non solo chi decide di abortire, ma
anche chi favorisce, chi consiglia, chi facilita, chi compie l’atto, chi
non l’impedisce. Medici, consulenti, genitori, il partner, paramedici,
legislatori…
Per quello che riguarda la fecondazione
artificiale: è lecita la fecondazione omologa, cioè tra il
seme e l’ovulo degli sposi, solo se questa avviene all’interno
dell’utero materno (gift). Non è lecita la fecondazione in vitro,
né la fecondazione eterologa, cioè utilizzando i semi di
provenienza esterna alla coppia.
Non è lecito riprodurre la vita umana per
vie asessuate, cioè al di fuori dell’incontro intimo tra due sposi. Non
è lecita alcuna forma di sperimentazione su embrioni umani.
Non è lecita l’eutanasia attiva cioè
l’intervento, mediante farmaci, o veleni, o altro che interrompa
direttamente la vita, sia pure di un malato terminale, di un
portatore di handicap, o di un anziano.
E’ lecita l’interruzione della
somministrazione di farmaci, terapie, o l’uso di macchine che
prolunghino artificialmente una vita in declino organico
irreversibile. Cioè, nel momento in cui alle attuali cognizioni
della medicina risulti che una malattia è irreversibile, è inutile
accanirsi nel prolungare un’esistenza ormai biologicamente alla
fine.
Mt 5
Beati...
“Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si
avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li
ammaestrava dicendo:
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli”.
Povertà spirituale vuol dire distacco dai beni di questo mondo, dai
possessi in genere, dalla ricchezza, da qualsiasi affermazione del
proprio “Io”, da tutto ciò che costituisce un “idolo” e si sostituisce a
Dio. La vera povertà crea un profondo abbandono nelle mani di Dio e
della sua amorosa provvidenza, che mai ci abbandona, anzi ci segue per
tutta la nostra esistenza.
“Beati gli afflitti,
perché saranno consolati”.
Chi è disposto a non cercare nel mondo le sue consolazioni, i suoi
“riempitivi”; chi è disponibile ad accettare la sofferenza con un cuore
sereno e rassegnato (non fatalista); chi non reagisce contro la sua
condizione di sofferenza e disagio maledicendola, ma al contrario ne fa
un’occasione di grazia e di comunione con Cristo crocifisso, accettando
di “completare nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo”
(Col 1:24), troverà la sua consolazione in Cristo stesso, il quale
“raccoglie tutte le nostre lacrime nell’otre suo” (Sal 56:9).
“Beati i miti,
perché erediteranno la terra”.
Mitezza è l’atteggiamento di serenità, tranquillità, pacificità; il mite
non reagisce aggressivamente alle situazioni, le affronta serenamente,
anche se gravi e nocive per se stesso/a. Prende posizioni che rispettano
gli altri, con equilibrio e saggezza. E’ disposto a pagare di persona
senza nuocere agli altri.
“Beati
quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati”.
Chi ricerca la giustizia in modo instancabile, irrefrenabile, senza
compromessi, senza favoritismi, clientelismi, senza tornaconto
personale, immune da qualsiasi corruzione, illuminato dalla ricerca
della verità senza faziosità, o parzialità.
“Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia”.
Chi sa immedesimarsi in chi soffre, o si trova in qualsiasi genere di
afflizione, sa chinarsi sulle ferite degli altri per portarne il peso,
in modo disinteressato e mosso da puro amore. Chi prende il peso degli
altri e lo fa suo, pur senza lasciarsene avviluppare. Chi sa guardare
agli altri con benevolenza, disposto a perdonare e scusarne le
debolezze. Chi rinuncia a giudicare l’altro e lo sostiene con la sua
preghiera e con la sua azione.
“Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio”.
Purezza di cuore è quella condizione di limpidezza del cuore che non si
lascia offuscare dalle passioni. Un cuore che non si intorbida a causa
di pensieri preponderanti. Che non si lascia dominare dalle proprie
passioni, che sa fissare il suo sguardo costantemente su Cristo. Purezza
nella propria sessualità, purezza da pensieri di dominio e di possesso,
purezza da arrivismi, purezza da giudizi e criticismi, purezza da
fazioni e favoritismi, purezza dalla superbia e dall’orgoglio...
“Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio”.
Chi si impegna costantemente per metter pace e fare opera di
pacificazione. Chi si adopera affinché cessino conflitti e lotte, sia a
livello di individui che di grandi masse. Chi aziona meccanismi e
dinamismi che creano le condizioni per una pace durevole. Chi con le
parole, l’esempio e la preghiera induce altri a vivere, desiderare e
costruire
“Beati i perseguitati per causa della
giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli”.
Chi è disposto a pagare di persona, con gesti eroici e con la propria
vita la difesa della giustizia. Chi paga per la giustizia il prezzo
dell’abbandono, o la critica, o la derisione da parte degli amici, dei
parenti. Chi per la giustizia sa andare fino in fondo, subendo qualunque
tipo di conseguenza.
“Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di
voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra
ricompensa nei cieli. Così infatti hanno
perseguitato i profeti prima di voi”.
Coloro che accettano di subire tormenti ed ingiuste persecuzioni per
amore di Gesù, che stimano più importante di qualunque cosa al mondo e
perfino della propria vita. Grande sarà la ricompensa per chi accetta il
martirio = testimonianza estrema del nome di Gesù fino allo spargimento
di sangue. Ma nel nostro mondo spesso la testimonianza del nome di Gesù
comporta sottili persecuzioni fatte di derisioni, velate ironie,
scrollate di capo, discredito dei più... E’ impegnativo compiere il
gesto del supremo sacrificio, ma più ancora lo stillicidio di un
quotidiano morire agli occhi dei più!
Sale della terra e luce del mondo...
“Voi siete il sale della terra; ma se il
sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A
null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città
collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto
il moggio, ma sopra il lampadario perché faccia luce a tutti quelli che
sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che
è nei cieli”.
Essere seguaci di Gesù: discepoli, significa portare luminosamente la
testimonianza di opere coerenti con il credo che si professa, non solo
all’esterno, cioè nei confronti di coloro che ancora non credono in
Gesù, ma anche di coloro che abitano nella casa, che cioè già lo
conoscono. Chi fa risplendere buone opere agli occhi del mondo, da
gloria a Dio, cioè da testimonianza della veridicità della Parola di Dio
e del sacrificio di Gesù. Quanto spesso però con le nostre opere diamo
una contro-testimonianza alla nostra fede e diamo scandalo, cosicché
portiamo gli altri ad allontanarsi dalla fede.
“Non pensate che io sia venuto ad abolire la
Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non
passerà neppure uno jota o un segno dalla legge, senza che tutto sia
compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche
minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato
minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli
uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico:
se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei,
non entrerete nel regno dei cieli”.
Gesù non abolisce l’Antico Testamento, ma piuttosto da ad esso il vero e
più pieno significato. Realizza in pieno ogni promessa ed illumina il
senso più profondo della Parola di Dio pronunciata fin dalle antichità
più remote e raccolta dagli antichi Padri, Patriarchi e Profeti. In più,
col suo Spirito, infonde un dinamismo potente nel cuore dei credenti,
così che essi si sentano attratti verso il bene e sentano un’istintiva
repulsione nei confronti del male. Compiere il bene non perché è
comandato dall’esterno: codificato, scritto. Non perché contravvenire
comporta incappare nei rigori della Legge, ma piuttosto perché il bene
attira di per sé e quindi il credente in Cristo lo desidera, come
desidera la sua amicizia. Il credente non si limita ad una osservanza
rituale, legalista, precettistica, che ha bisogno sempre del supporto
del comando, ma si orienta con tutto sé stesso verso il bene,
lasciandosi condurre dalla Signoria di Gesù e dalla voce convincente
dello Spirito Santo.
Avete inteso che fu detto...
“Avete inteso che fu detto agli antichi: Non
uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico:
chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio.
Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi
gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna”.
Non solo Gesù conferma il comando di non uccidere, ma ci chiede in più,
di non pronunciare parole ingiuriose nei confronti dei nostri fratelli,
perché anche queste sono una violenza che uccide il cuore o la dignità
della persona, pertanto bisogna evitarle.
“Se dunque presenti la tua offerta
sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di
te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti
con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. Mettiti presto
d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché
l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu
venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché
tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”
Dopo qualunque contesa, il dovere del credente è quello di fare i suoi
passi per la riconciliazione, prima di accedere all’altare per portare
l’offerta che altrimenti non avrebbe alcun significato.
“Avete inteso che fu detto: Non commettere
adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha
già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti
è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che
perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga
gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di
scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei
tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella
Geenna”.
Non solo non si devono compiere azioni malvagie, come l’adulterio, ma
non si deve neanche lasciarsi sfiorare dal pensiero o dall’intenzione di
compierle: anche il solo pensiero costituisce già peccato. Meglio essere
previdenti e radicali nei confronti delle proprie intenzioni, piuttosto
che cadere del tutto nel fuoco del peccato e quindi morire in esso.
Meglio sradicare la causa del male, che cadere nel male stesso.
“Fu pure detto: Chi ripudia la propria
moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua
moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e
chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.
Nel progetto originario di Dio non esiste il divorzio, che è stato una
concessione per la durezza dei cuori degli antichi, esiste un solo
matrimonio, perché se i due si fondono davvero in una cosa sola non è
più possibile separare quello che Dio ha unito! Il divorzio è dunque il
completo fallimento umano del piano di Dio, così chi sposa una persona
divorziata commette adulterio. Nel caso di concubinato ovviamente è
doveroso separarsi dal, o dalla concubina!
“Avete anche inteso che fu detto agli
antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma
io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di
Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per
Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la
tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo
capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene
dal maligno”.
Non è necessario e non è bene fare giuramenti per avvalorare la propria
parola. Diverso è il caso di deposizioni in tribunale, in cui tali
giuramenti sono dovuti ed il credente deve essere esemplare per onestà e
coerenza. Il credente ha una sola parola ed è sincero nel parlare. Ogni
forma di doppiezza e di falsità è solo opera del demonio. La parola data
ha un peso ed un valore morale di impegno preso. Un tempo esistevano
contratti di valore sociale resi efficaci sulla base della parola data
con una stretta di mano!
“Avete inteso che fu detto: Occhio per
occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi
se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi
ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il
mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui
due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere
le spalle”.
Non solo non bisogna attivare alcun tipo di vendetta, né di rivalsa nei
confronti del malvagio, ma anzi bisogna dissolvere il male facendo del
bene all’ingiusto oppressore. Sommergere il male compiuto con un oceano
d’amore vanifica il male e, a lungo andare, converte il malvagio,
conducendolo al bene.
“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo
prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e
pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro
celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e
fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli
che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di
straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti
come è perfetto il Padre vostro celeste”.
Il Padre ama indistintamente tutti i suoi figli: buoni o cattivi e li
assiste con i suoi doni, senza discriminarne alcuno a causa dei suoi
meriti, o demeriti; così chi vuole davvero essere figlio di tale Padre,
non può agire diversamente: quindi non potrà non amare il suo nemico!
Cosa costa amare quelli dai quali si riceve amore e riconoscenza? Tutti
possono farlo con facilità. E’ uno scambio, un baratto, un commercio.
L’obiettivo è pertanto: dare amore puro e disinteressato, a chi non lo
conosce, non lo pratica, non lo dona e non lo riceve mai. Questo è segno
di perfezione, cioè frutto della santità di Dio, che entra nel
discepolo, lo impregna, si trasfonde sugli altri, perfino e soprattutto
se nemici! Come la pioggia, che porta davvero beneficio solo sulla terra
riarsa ed inaridita dalla siccità!
Mt 6
Guardatevi dal praticare...
“Guardatevi dal praticare le vostre buone
opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non
avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque
fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli
ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini.
In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece
tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,
perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà”.
Praticare le opere buone in pubblico non è un male in sé, ma farle in
pubblico al fine di avere il plauso altrui è un male. In tal modo, il
fine dell’opera stessa non è più il bene in sé, o il bene dell’altro, o
la gloria di Dio, ma piuttosto la gloria personale. Il bene dell’opera
buona, fatta per apparire, si riduce ad un puro atto scenico, una recita
teatrale in cui l’attore riceve il tributo degli onori del pubblico!
L’iperbole evangelica ci fa capire che se l’azione buona resta segreta è
più probabile che sia disinteressata: solo Dio la conosce e la giudica
in tutta verità, chi la compie lo fa per amore puro!
“Quando pregate, non siate simili agli
ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli
delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno
già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella
tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il
Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
La preghiera non serve per far vedere agli altri quanto siamo pii,
spirituali, teologicamente e liturgicamente colti e preparati, ma è un
dialogo cuore a cuore con Dio. Un atto d’amore, d’intimità, un
immergersi l’uno nell’altro con la passione ed il trasporto di amanti!
In questo non abbiamo affatto bisogno di spettatori, anzi al contrario
c’è proprio bisogno del segreto, della riservatezza ed intimità. Quando
poi ciò non fosse possibile, a ragione del momento di preghiera, la
sobrietà e semplicità diventa garanzia della gratuità della preghiera,
come un atto nel quale, sia pure in assemblea pubblica, solo Dio basta e
la sua gloria è ciò che si ricerca!
“Pregando poi, non sprecate parole come i
pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate
dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno
ancor prima che gliele chiediate”.
Non ha importanza il tipo di preghiera che si utilizza, la formula, o il
tempo che si spende nell’usarla. Dio non ha bisogno che gli ricordiamo
cosa ci deve dare, dire, o fare, lo sa da solo: è Dio! Lui ha nel suo
sguardo amoroso, nel suo pensiero tutto l’universo ed ogni singola
creatura, ogni istante. Ciò che lo muove ad agire è il Bene! Dobbiamo
pertanto solo consegnarci nelle sue mani ed affidarci alla sua
Provvidenza, sicuri che non ci farà mancare quanto ci occorre, finanche
nei particolari!
“Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Tre proposizioni che devono portarci ad assumere uno stato di abbandono
e consegna a Lui; santificare, celebrare, dare lode e giusta
adorazione al nome di Dio, da parte nostra. Che venga il Suo regno
e non il regno dei vari idoli che ci circondano, o dei quali circondiamo
la nostra vita intera, cioè il nostro cuore abbia Dio come unico
Signore. Che si compia davvero la volontà di Dio, senza
condizioni, “se” e “ma”, e non la nostra! Ubbidienza che certamente ci
scomoda e che è dunque frutto di fede pura.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori”,
Chiediamo a Dio
di darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra esistenza, anche
se Dio non ha bisogno che glie lo ricordiamo. Ci dichiariamo disposti al
perdono per ricevere il suo perdono, anche se questo ci costa e non è
spontaneo, o magari lo dobbiamo fare a denti stretti!
“e non metterci alla prova,
ma liberaci dal maligno”.
Non metterci in situazioni in cui sia provata la nostra fede, la nostra
fedeltà, o virtù, perché sappiamo di essere deboli. Talora si potrebbe
insinuare l’idea che siamo in grado di fronteggiare situazioni di
difficoltà, così chiediamo a Dio di non provarci, anzi in più gli
chiediamo di custodirci dalle aggressioni del nostro nemico: il diavolo,
che, come dice la Scrittura si aggira come un leone ruggente, cercando
chi divorare.
“Se voi infatti perdonerete agli uomini le
loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non
perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre
colpe”.
Quanto è importante il perdono! Talmente tanto, che il Padre celeste non
può perdonarci se noi non abbiamo perdonato. Non per una forma di
rivalsa o vendetta, ma perché se noi non perdoniamo è come se ci
rinchiudessimo in una fortezza impenetrabile, nella quale neppure Dio
riesce ad entrare, per non farci violenza.
“E quando digiunate, non assumete aria
malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere
agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro
ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il
volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è
nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Digiunare per farsi vedere non serve, anche il digiuno deve essere un
atto d’amore, nel quale ci priviamo del necessario, per un bene più
grande! Si può digiunare per dare maggiore efficacia alla nostra
preghiera, la Scrittura è ricca di molti esempi: Daniele, Elia,
Mosè, Gesù... Si può digiunare come atto di solidarietà, verso
chi è costretto alla fame per la sua intera esistenza, a causa delle
molte ingiustizie sociali in cui si dibatte l’umanità, magari
risparmiando piccole somme di denaro da mettere a disposizione dei
poveri, come organizzazioni, o istituzioni cristiane hanno modo di
suggerire. Si può digiunare come atto di mortificazione per
rafforzare la volontà ad affrontare i momenti di tentazione, specie
della carne e degli occhi. Si può digiunare in preghiera per
prepararsi alle feste liturgiche per entrare maggiormente nel clima
della celebrazione:
Si può digiunare del tutto (di cibo e di bevande: solo fino ad un
massimo di tre giorni, altrimenti si rischiano gravi danni organici), si
può digiunare in parte (di uno o più pasti, o di cibi, o bevande
fuori dai pasti, o di piccoli vizi come il fumo, o dolciumi, o altro
genere voluttuario). Si può digiunare per tempi anche molto
prolungati (come Gesù che digiunò del solo cibo per quaranta giorni
e quaranta notti), assistiti da persone esperte, per evitare danni alla
propria salute. Si può digiunare in forme rituali come il Ramadan
dei Mussulmani (durante il quale non consumano di giorno alcun cibo o
bevanda, che invece consumano nelle ore della notte). Si può digiunare
mangiando solo pane e bevendo solo acqua per uno o più giorni
alla settimana come suggerito nei gruppi di preghiera Mariani della
spiritualità Medjugorjana.
“Non accumulatevi tesori sulla terra, dove
tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;
accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine
consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il
tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”.
La cosa per noi più preziosa, determina tutti i nostri sforzi. Per la
cosa che ci preme siamo disposti a fare qualunque sacrificio. Il Signore
ci avverte di non sprecare energie per cose che passano, ma per quelle
che durano sempre.
“La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque
il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo
occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce
che è in te è tenebre, quanto grandi saranno le tenebre!”
Lo sguardo, l’occhio, i pensieri, i sogni le immaginazioni. Siamo in
un’epoca che sollecita in tutti i modi la vista per farla cadere nella
tentazione. Molta carica di sensualità entra attraverso le immagini:
virtuali e reali. Quando uno sguardo si appesantisce della carica
sensuale, il cuore diventa tenebroso e gli altri diventano oggetto di
piacere. Come vengono usate la televisione, le riviste, internet, la
pubblicità...?
“Nessuno può servire a due padroni: o odierà
l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non
potete servire a Dio e a mammona”.
Il nostro cuore non può darsi a due padroni: bisogna fare una scelta di
fondo; non si può fare a mezzi. Non possiamo inquinare il nostro cuore
con scelte a metà, con vie di mezzo... tutto ciò non ci porta alla vera
fede, ma a ibridi che nei momenti decisivi non servono a nulla e non ci
qualificano! Servire Dio e il denaro o i piaceri non serve a nulla: non
sul piano di Dio, né sul piano umano, ci frantuma, ci sbriciola.
“Perciò vi dico: per la vostra vita non
affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro
corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e
il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano,
né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li
nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si
dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi
affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non
lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta
la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba
del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai
più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che
cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste
cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne
avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte
queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il
domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno
basta la sua pena”.
Un trattato splendido sulla Provvidenza. Dio è reale, chi si fida di lui
non potrà mai essere deluso. Dio ci assiste in tutto, anche nelle cose
più piccole e nei particolari della nostra esistenza. Non solo del
necessario per vivere, ma anche di ciò che ci arreca conforto e ci da
consolazione. Dio ci dona tutto quello che ci consente di assistere i
nostri cari o quelli dei quali ci assumiamo una responsabilità. Dio ci
assicura mezzi materiali e spirituali, persone ed oggetti, al momento
giusto e idonei per le nostre necessità e difficoltà. Mai in ritardo,
mai in anticipo, mai a spreco: sempre calibrate perfettamente e con un
tempismo perfetto! Dio ci da la possibilità di non preoccuparci di nulla
se non del suo Regno. Chi si dedica con cuore indiviso al suo servizio
ha smesso di preoccuparsi per i suoi bisogni!
Viceversa chi si preoccupa troppo di sé e della sua sussistenza finisce
inevitabilmente per cadere nel materialismo e spende le sue energie
migliori nelle cose del suo mondo senza crescere nel vero amore di Dio e
senza alcun impatto nella diffusione del Regno di Dio.
Mt 7
Non giudicare...
“Non giudicate, per non essere giudicati;
perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura
con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza
nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai
nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga
la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?
Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per
togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.
Non è giusto e non è possibile agli uomini giudicare il cuore e le
intenzioni e l’operato degli altri, solo Dio può farlo. Giudicare
comporta di conseguenza il sottoporsi al giudizio altrui e, ancor più di
Dio. Non possiamo ergerci a maestri degli altri quando abbiamo gravi
peccati a nostro carico. Chi non è in grado di gestire la sua vita, come
potrà giudicare, o condurre la vita altrui?
“Non date le cose sante ai cani e non
gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con
le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”.
Non è giusto svalutare le cose di Dio nel darle alla leggera a coloro
che sono impreparati a riceverle. Si rischia addirittura di ottenere
l’effetto contrario, ecco perché si richiede una preparazione alla
celebrazione dei sacramenti, per giungervi in modo più consapevole.
“Chiedete e vi sarà dato; cercate e
troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e
chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che
gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una
serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri
figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a
quelli che gliele domandano!”
Dobbiamo pregare con fede, sicuri di ottenere da Dio tutto quello che
chiediamo. Egli è un Padre amoroso, che non farà mai mancare il
necessario ai suoi figli. Dal momento che perfino noi che pure siamo
cattivi, sappiamo dare cose buone a coloro che amiamo, quanto più Dio
farà lo stesso con noi.
“Tutto quanto volete che gli uomini facciano
a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti”.
Fare agli altri quello che vogliamo ricevere da loro, è un buon criterio
di giudizio e di misura, per sapere i limiti delle nostre azioni.
“Entrate per la porta stretta, perché larga
è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono
quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta
la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la
trovano!”
E’ difficile seguire il Signore, è molto più facile andare alla
perdizione. Il mondo offre attrattive e vie larghe e facili che
conducono al male, in linea coi nostri egoismi e le nostre passioni.
Sono molto pochi coloro che accettano di sacrificarsi al punto di
passare per la porta stretta.
“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a
voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li
riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?Così
ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce
frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un
albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti
buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li
potrete riconoscere”.
Tanti sono i falsi profeti, che si mostrano ben diversamente da ciò che
sono. Tuttavia è possibile distinguerli a causa delle loro opere. Frutti
cattivi vengono da menti malvagie, frutti buoni da chi cammina nel bene
e nella luce. Malvagità e falsità si nascondono spesso sotto maschere di
rispettabilità: la storia ce lo fa vedere in tutti i tempi. Le opere
compiute da una persona parlano da sole sulla natura di tale persona.
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore,
entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non
abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e
compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho
mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Perciò
chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un
uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia,
strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella
casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra
Non è nelle parole vane la salvezza, ma nelle opere frutto della vera
fede. Ascoltare la Parola e metterla in pratica è costruire su
fondamenta solide l’edificio della propria fede. Ascoltare e non mettere
in pratica significa costruire sulla sabbia, qualcosa che crollerà
certamente. Non conta avere doni carismatici straordinari: come
profetare, cacciare demoni, compiere miracoli, questi vengono da Dio e
pertanto, essendo cosa sua, operano indipendentemente dalla virtù di chi
li ha ricevuti. Contano le opere del Regno.
Marco 7:21-23
Dal cuore nascono i mali...
“Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli
uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia,
superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di
dentro e contaminano l’uomo”.
E’ dal cuore che escono le intenzioni cattive, esse non vengono
dall’esterno: nel nostro cuore, come in una selva si rintanano belve
feroci, che sono i nostri istinti e le nostre passioni. Esse si
scatenano quando dall’esterno viene una qualunque sollecitazione. Noi
siamo pronti a scagliarci contro immaginari nostri nemici e non
ci accorgiamo di portarceli dentro al cuore! Gesù ce ne parla per
svelarci il segreto di tante nostre sofferenze e cadute; egli vuole
intervenire sul nostro cuore ferito e ammalato; da buon
cardiochirurgo, ci svela il vero aspetto del nostro cuore e ci viene
incontro per guarirci e convertirci. Dal cuore escono tutti i desideri
passionali elencati: finché li lasciamo dominare non avremo pace e Gesù
non potrà instaurare il suo Regno in noi. Possiamo forse anche osservare
esteriormente norme e precetti, ma fintanto che il nostro cuore non è
consegnato a Gesù per intero, ogni osservanza rimarrà un puro
formalismo! Il nostro cuore sarà sempre regno incontrastato di molti
idoli, finché non riconosceremo la Signoria di Gesù, perché regni su di
noi!
Luca 6:27-35
Amate i vostri nemici...
“Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i
vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che
vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano”.
L’unico modo per dissolvere il male è amare senza misura soprattutto i
nostri nemici. Solo il bene inonda di grazia e dissolve il potere del
male. Rispondere al male con il male significa solo acuirne gli effetti,
prolungarne le venefiche conseguenze, in noi e negli altri. I nostri
nemici non sono necessariamente coloro che si armano contro di noi, con
armi da fuoco: purtroppo sono le persone a noi più vicine: parenti,
amici cari, conoscenti, vicini, che ci feriscono maggiormente e che
possono diventare i peggiori nemici! Proprio in quei casi si creano
rotture insanabili, per anni, ma il Signore ci da un potente antidoto
qui sopra indicato. Amare cioè dirigere il nostro amore quasi
fosse una pioggia di grazia verso chi ci è, o si mostra nemico. Fare
del bene cioè compiere gesti, azioni, segni che portino il bene come
messaggio diretto proprio a chi ci è nemico. Non aspettandosi
gratitudine, o una risposta congrua, ma forse ricevendone addirittura
disprezzo, derisione, insulto, come sdegnoso contraccambio; non importa,
non bisogna stancarsi, perché così facendo si darà da pensare all’altra
persona, segnando un solco di bene nel suo cuore! Benedite cioè
fare uscire dalle nostre labbra non insulti o parole di odio, critica...
ma, sia pure solo a denti stretti e senza alcuna convinzione, solo
parole di bene e di benedizione. Non si tratta di ipocrisia, come
qualcuno pensa ma di un puro atto di obbedienza, di fede in Dio che ci
ha parlato! Pregate per... accompagnare tutta quest’azione con la
nostra profonda preghiera, perché sia Dio stesso ad intervenire con la
sua potenza d’amore. Anche se dopo anni, Dio certamente interverrà in
maniera talmente risolutiva, da risanare il nostro cuore e la situazione
in cui siamo coinvolti, restaurando il rapporto con tutte le persone in
questione.
“A chi ti percuote sulla guancia, porgi
anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare
Quanto può costare fare del bene a chi ci fa del bene, è un semplice
contraccambio! Ma fare del bene a chi ci fa, o ci ha fatto del male è un
atto di virtù! Gandhi fu talmente colpito da tale legge d’amore, da
farne la sua bandiera: Cristo è diventato il suo modello ispiratore, pur
non chiedendo di diventare cristiano, a causa della cattiva
testimonianza dei cristiani! La sua azione non violenta lo ha portato ad
avere ragione dei suoi nemici!
Luca 15:11-31
Commosso gli corse incontro...
“Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il
più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi
spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni,
il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano
e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto”.
Dio non ci impedisce di fare il male, rispetta le nostre scelte, giuste
o errate che siano. Questo ha ovviamente un peso e delle conseguenze,
spesso dolorose, nella nostra vita. Egli non ci abbandona, ci attende
per aprirci la porta nel momento del nostro ravvedimento.
“Quando ebbe speso tutto, in quel paese
venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella
regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto
saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio
padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò
da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di
te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno
dei tuoi garzoni”.
Il peccato è
degradante: toglie all’essere umano qualsiasi dignità, lo spinge ad
accettare qualunque compromesso. Poi ad un certo punto si torna in se
stessi, magari solo per comodo, per interesse, per necessità, per
“Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre,
ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser
chiamato tuo figlio”.
Il Padre ci corre lui incontro, non sarebbe possibile altrimenti, è lui
che fa il primo passo verso di noi, non siamo noi ad aver amato lui, è
lui che ci ha amato per primo e ci salva per grazia, per amore, non
certo per meriti; cosa potremmo offrirgli in cambio di tanto amore?
“Ma il padre disse ai servi: Presto, portate
qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i
calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e
facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa”.
Il vestito bello: la veste battesimale, che Dio ci restituisce
quando gli chiediamo perdono e ci rivolgiamo a lui con fede. L’anello
al dito cioè il sigillo, quello col quale tornare a siglare i
documenti, con lo stemma di famiglia, il segno di appartenenza alla
famiglia regale. I calzari ai piedi, che uno, ridotto in
schiavitù e miseria non aveva né il diritto, né i soldi per
permetterseli. Il vitello grasso era il dono prezioso, per il
visitatore e l’ospite d’onore, non certo una pietanza da offrire alla
gente di famiglia. Quindi chi torna alla casa del Padre, da morto torna
alla vita, una nuova vita, una nuova dignità, con tutti i diritti della
famiglia, ricostituito nella sua piena dignità!
“Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al
ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un
servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È
tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso,
perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva
entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre:
Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando,
e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma
ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute
è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il
padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma
bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto
ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Quante volte pensiamo di poter criticare gli altri, ritenendoli figli
prodighi, pensando di essere migliori di loro, solo perché non ci siamo
allontanati in modo eclatante col peccato, ma in realtà siamo forse più
lontani di loro! Nella casa del Padre, al banchetto nuziale dell’amore
per i peccatori, nessuno è disprezzato, neanche gli ipocriti! Il Padre
ha parole di accoglienza e tenerezza per ognuno, tutti sono benvenuti
nella casa del Padre.
Rom 12:9-20
Gareggiate nello stimarvi a vicenda...
“La carità non abbia finzioni: fuggite il
male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con
affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri
nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore.
Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella
preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi
nell’ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non
maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con
quelli che sono nel pianto”.
Sincerità nell’amore, zelo e attaccamento al bene, che fugge il male con
orrore, che diventa solidale con chi si trova in necessità e se ne
assume il peso. Il credente attinge la forza dalla preghiera per essere
sollecito per le necessità dei fratelli e premuroso nell’ospitalità. Chi
ama davvero il Signore risponde con amore a qualunque genere di offesa e
risponde con la benedizione alla maledizione, anche se questo costa e lo
si deve fare a denti stretti. Chi segue Gesù si fa carico delle
situazioni in cui si trovano gli altri, nel bene e nel male.
“Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso
gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle
umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a
nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli
uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace
con tutti”.
L’atteggiamento del credente è quello del maestro: l’umiltà, che non ci
fa avere di noi stessi un’idea troppo alta e ci permette di chinarci con
semplicità nelle cose più dimesse. Il credente è persona di pace, che
costruisce il bene intorno a sé e sta in pace con tutti, per quanto
dipende da lui.
“Non fatevi giustizia da voi stessi,
carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la
vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il
tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere:
facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo.
Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”.
La Scrittura ci invita a non farci giustizia da soli, ma anzi a fare del
bene al nostro nemico e dargli così molto da pensare (carboni sulla
testa), per chiedersi il perché di una risposta buona ad un’azione di
male, cosa del tutto inusuale ed inaspettata, quasi sciocca. Ma alla
fine proprio questa strategia ha la vittoria: porta anche il cuore più
indurito verso il bene, perché semina nel suo intimo un seme immortale!
1 Cor 13:4-8
Se anche parlassi le lingue...
“La carità è paziente,
è capace di portare il peso senza critica e senza lamentarsi
è benigna la carità;
pensa
benevolmente degli altri ed è orientata al bene
non è invidiosa la
carità, non
prova sentimenti di invidia del bene altrui, perché apprezza ogni forma
di bene ovunque esso si trovi
non si vanta,
non si celebra e non
proclama le proprie prodezze
non si gonfia,
non monta in superbia
per i propri successi, non si esalta
non manca di
rispetto, non
aggredisce e non si intrattiene nel male
non cerca il suo
interesse, non
vuole il proprio tornaconto, il proprio vantaggio personale
non si adira,
non perde il
controllo delle proprie emozioni in modo ribollente
non tiene conto del
male ricevuto,
non si ricorda dei
torti, o delle ingiustizie subiti
non gode
dell’ingiustizia,
non si rallegra del
male, specie di quello altrui, o delle situazioni torbide
ma si compiace della
verità, si
rallegra nel restare nella luce e nella verità.
Tutto copre,
con il manto della
misericordia tende a scusare gli altri, discolpandoli, tacendo le loro
miserie
tutto crede,
si augura sempre che
ci sia buona volontà o una ragione di bene in ogni azione
tutto spera,
auspica che ci sia
sempre un buon esito in ogni circostanza e si augura che si possa
realizzare il sommo bene
tutto sopporta”
sa pazientare nelle avverse vicende.
Gal 5:19-23
I frutti della carne ed i frutti dello spirito...
“Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità,
libertinaggio,”
Opere legate alla sessualità, vissuta in modo non equilibrato,
incontrollato e sfrenato. Al tempo di Paolo esisteva la prostituzione
sacra (Os 1; Ez), cioè legata ai culti pagani, ma oggi il riferimento è
alla corruzione della nostra epoca, un’epoca corrotta in tutti i suoi
aspetti, quindi anche le persone che si immergono nel mondo e nelle sue
attrattive ne restano invischiate. La persona diventa oggetto di
piacere, usa e getta; si pensa di avere il diritto di provare qualunque
cosa, di fare ogni tipo di esperienza: convivenze, adulteri, rapporti
sessuali fuori del matrimonio, o prima di aver preso un impegno
matrimoniale… Il matrimonio non legittima qualsiasi tipo di rapporto;
spesso succede che la parte credente in una coppia, sia costretta,
implicitamente o esplicitamente a sottostare pur non volendolo, alle
richieste dell’altra parte. In questi casi ovviamente, dato che c’è una
costrizione, non c’è colpa, tuttavia è dovere della parte credente
aiutare la parte non credente a maturare una coscienza morale, o almeno
un rispetto delle convinzioni altrui.
“idolatria, stregonerie”,
Culti legati agli idoli, alla magia, alla superstizione, previsione del
futuro, predizioni, oroscopi, consultazione di carte, lettura della
mano, o di fondi di caffè, sedute spiritiche, consultazioni di maghi e
maghe, forme scaramantiche ed amuleti, o portafortuna. Riti vari, culti
satanici, filtri e pozioni, legature e fatture.
“inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie”.
Ogni forma di discordia o di lotta che divida gli animi, che crei
opposizioni e fazioni opposte ed in guerra tra loro, viene dalla carne.
Le gelosie e le invidie, in cui gli animi vengono resi insoddisfatti di
se stessi e tutti protesi a bramare le virtù, o capacità altrui,
dividono le comunità e le rendono assai fragili, frantumandole.
“ubriachezze, orge e cose del genere”;
Il godimento dei piaceri della carne, gli scambi di coppie, il sesso a
tre, la pornografia, i festini con uso eccessivo di alcolici, di
stupefacenti, sono frutti corrotti della carne e l’Apostolo ci invita ad
astenercene, come da ogni forma di sfrenatezza, perché portano alla
morte spirituale e quindi a chiudersi al regno di Dio.
“circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie
non erediterà il regno di Dio”.
Chi si sottomette alle passioni sfrenate non eredita il regno di Dio, ma
cade nel baratro del male, nell’abisso senza fondo del peccato e
dell’autodistruzione.
“Il
frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è
legge”.
Tutto ciò che viene dallo Spirito porta al bene ed i frutti sono
concreti e reali, danno pace, serenità; la legge è oltrepassata da tutte
queste cose.
Ef 4-5
Vi esorto a comportarvi in maniera degna...
“Vi esorto dunque io, il prigioniero nel
Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete
ricevuto”
C’è una condotta che è indegna di un discepolo del Signore ed una che ne
segue le orme, assumendo gli stessi comportamenti:
“con ogni umiltà,
mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di
conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”.
Il vero
discepolo agisce nell’umiltà, in modo mansueto e non arrogante,
sopportando pazientemente gli altri, cercando di non creare divisioni,
ma anzi custodendo il bene dell’unità dello spirito, per mezzo del
vincolo della pace.
“Un solo corpo, un solo spirito, come una
sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra
vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo
Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di
tutti ed è presente in tutti”.
custodire
il bene dell’unità nel nome dell’unico battesimo e dell’unica fede in un
Padre unico che è Padre di tutti. Imparare a non disprezzare le realtà
di questo mondo diverse dalla mia, perché sono tutte il frutto di un
amore creativo di Dio. Rispettare chi è diverso da me in nome dell’unico
Padre.
“A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data
la grazia secondo la misura del dono di Cristo... È lui che ha stabilito
alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri
come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il
ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo
tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo
stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di
Cristo”.
Il fine del nostro cammino è di arrivare all’unità della fede, nella
conoscenza del Figlio di Dio, uomo perfetto: le strade per ottenere ciò
possono essere assai differenti, dobbiamo imparare a rispettare i
cammini diversi dal nostro: è sbagliato giudicare ed etichettare gli
altri perché arrivano alla fede per altre strade diverse dalle nostre.
“Questo affinché non siamo più come
fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento
di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che
tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità
nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il
capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso,
mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria
di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso
nella carità”.
Il Signore vuole farci crescere in modo che non siamo più come i
fanciulli che vanno dietro a qualunque cosa ignari ed inconsapevoli,
facile preda di qualunque stranezza, ma piuttosto che insieme con gli
altri maturiamo nella comunione vicendevole.
“Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore:
non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente,
accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa
dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore”.
I pagani vivono in maniera dissoluta, ignorando il bene, accecati nei
loro pensieri dalla loro passionalità sregolata, con un cuore duro.
“Diventati così insensibili, si sono
abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con
avidità insaziabile. Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo,
se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo
la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con
la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni
ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e
rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella
santità vera”.
Se abbiamo dato ascolto a Gesù dobbiamo rivestire l’uomo nuovo e deporre
l’uomo vecchio con tutta la sua malvagità, per farci rinnovare
spiritualmente. L’uomo vecchio è pieno di ogni malvagità e impurità. Se
queste impurità si vedono nella nostra vita, le dobbiamo riconoscere e
smascherare.
“Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno
la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri”.
Qualunque forma di falsità ed ipocrisia deve essere bandita ed estirpata
dalla nostra vita, non si può mentire a se stessi, dato che siamo membra
gli uni degli altri, mentire agli altri è come mentire a se stessi. La
falsità, la menzogna, l’inganno sono come angoli oscuri in cui si annida
qualsiasi genere di male e vi resta indisturbato. Sono come spiragli di
porte, che apriamo al malvagio per farlo infiltrare nel nostro cuore...
“Nell’ira, non peccate; non tramonti il sole
sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo”.
Possono capitare momenti nei quali perdiamo la pazienza, ma bisogna
evitare di peccare lasciando all’ira campo libero, dando così occasione
al nemico di insinuarsi nella nostra vita e di farne la sua stabile
dimora. Quando continuiamo ad alimentare il rancore offrendo alla nostra
mente i mille ragionamenti, per i quali giustifichiamo la collera e le
reazioni, continuiamo a stare nel peccato e rendiamo sempre più
difficile ogni riconciliazione e diventiamo il campo di battaglia delle
passioni malvagie. Se non staniamo il risentimento dal cuore esso si
crea un muro di incomunicabilità con la persona che lo ha causato e
diventa sempre più difficile rimuoverlo. Il risentimento cresce col
tempo che non è affatto, in questo caso, la miglior medicina, anzi...
“Chi è avvezzo a rubare non rubi più, anzi
si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne
parte a chi si trova in necessità”.
Rubare sembra un’espressione forte per i più, tuttavia non solo si ruba
con un’arma in pugno minacciando un altro,ma ci sono molti altri modi di
rubare: per esempio frodare le tasse; usare il telefono per scopo
privato, senza esplicita autorizzazione del proprietario dell’utenza
telefonica, come spesso succede nei posti di lavoro privati e pubblici;
assenteismo dal posto di lavoro, magari addirittura con la copertura del
servizio sanitario nazionale; appropriarsi oggetti nel luogo di lavoro
senza esplicita autorizzazione; utilizzo di mezzi di trasporto senza
corrispondere la tariffa dovuta; appropriarsi oggetti in vendita senza
pagarne il prezzo dovuto; fotocopiatura di testi in vendita al pubblico;
duplicazione di mezzi audiovisivi, o informatici, senza autorizzazione
di chi li ha prodotti... Quando ci si rende conto di aver rubato,
non basta confessare il peccato, bisogna restituire in modo
corrispondente al valore rubato. Ciò non è sempre possibile farlo
esplicitamente, o direttamente alla vittima del furto: in tal
caso si deve fare una compensazione occulta, o al diretto
interessato, in modo che riabbia ciò che gli spettava, oppure, se questo
non è possibile, bisogna darlo in elemosina ai poveri.
“Nessuna parola cattiva esca più dalla
vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la
necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano”.
Con le parole cattive, doppie, critiche, possiamo demoralizzare,
scoraggiare, deludere, allontanare dalla fede altri più deboli di noi.
Bisogna essere attenti a cosa diciamo, che non ci capiti di causare
scandali o cadute di altri. Il credente è sotto gli occhi e le orecchie
di tutti e può causare la caduta di molti. Allora è necessario
controllarsi e piuttosto cercare di edificare con i nostri ragionamenti
il Regno di Dio recando la buona notizia.
“E non vogliate rattristare lo Spirito Santo
di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione”.
Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo che in noi grida la nostra identità di
figli di Dio, ma quando ci ostiniamo nel peccato rattristiamo la sua
persona dolce e gentile.
“Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira,
clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli
gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio
ha perdonato a voi in Cristo”.
Ogni forma di malvagità o pensiero o espressione aggressiva verso gli
altri deve scomparire da noi e dobbiamo invece essere misericordiosi a
vicenda in nome della misericordia che abbiamo ricevuto dal nostro Dio.
“Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli
carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha
amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di
soave odore”.
Abbiamo una chiamata alla santità, quindi come Gesù ci ha amato e si è
offerto al Padre come sacrificio di soave odore, così dobbiamo amarci
anche noi.
“Quanto alla fornicazione e a ogni specie di
impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a
santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità:
cose tutte sconvenienti”.
Un credente non può lasciarsi dominare da un parlare ed un ragionar
corrotto, insulso e volgare, bocca mente e cuore devono essere il
riflesso di quella santità che viene da Dio e che deve sempre risiedere
in noi.
“Si rendano invece azioni di grazie! Perché,
sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da
idolatri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio”.
E’ proprio del credente il rendimento di grazie a Dio, mentre ogni forma
di inquinamento da peccato è idolatria, cioè culto offerto ad altri dei,
che non hanno nulla a che vedere con l’unico Dio, che non permette
l’accesso nel suo Regno ai malvagi, se non si convertono.
“Nessuno vi inganni con vani ragionamenti:
per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli
resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo
eravate tenebre, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i
figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia
e verità”.
Bisogna guardarsi da coloro che ingannano con vani ragionamenti e che
vivono nel peccato e nelle tenebre, su di essi gli effetti del peccato
si riversano pesantemente. Siamo chiamati ad uscire dalle tenebre di un
tempo ed a vivere nella luce, che consiste in ogni bontà.
“Cercate ciò che è gradito al Signore, e non
partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto
condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in
segreto è vergognoso perfino parlare. Tutte queste cose che vengono
apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che
si manifesta è luce. Per questo sta scritto:
«Svègliati, o tu che dormi,
dèstati dai morti
e Cristo ti illuminerà».
Chi vive nella luce deve anche condannare apertamente le opere delle
tenebre. Non devono nascere equivoci: infatti certe opere vergognose
devono essere smascherate apertamente, il credente non fa mistero della
sua fede, è un segno evidente per gli altri, ha questa grave
responsabilità nel mondo in cui vive, lavora, si diverte, insomma nel
suo sistema di relazioni. La luce smaschera le tenebre ed il male.
“Vigilate dunque attentamente sulla vostra
condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; profittando
del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò
inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio”.
Sono tempi difficili e bisogna cogliere le occasioni che il Signore ci
offre per fare del bene, in linea con
“E non ubriacatevi di vino, il quale porta
alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a
vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al
Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per
ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Siate
sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo”.
La vita del credente è segnata e scandita dalla preghiera, con salmi ed
inni spirituali, nella pienezza dello Spirito Santo. L’atteggiamento
fondamentale è quello del rendimento di grazie e della lode, anche nelle
situazioni avverse della vita.
“Le mogli siano sottomesse ai mariti come al
Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo
della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta
sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti
in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la
Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola
per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di
farsi comparire davanti
L’idea di fondo che Paolo esprime nei confronti degli sposati è: chi ama
la propria moglie ama se stesso. In questo è ovviamente fuori posto
misurare forme di dominio e di superiorità o supremazia, ma tutto è
segnato dall’amore, lo stesso amore che lega Cristo alla Chiesa. L’uomo
e la donna si santificano in una sottomissione vicendevole nell’amore,
in cui “vince” chi sa scegliere l’ultimo posto (cfr. Gv 13) e nel
servire, venire incontro all’altro, perdonare, immedesimarsi nelle
esigenze e diritti dell’altro, mette in pratica la legge dell’amore
(cfr. 1Cor 13:4-8). Il modello cui la coppia si può ispirare non è
dunque più Adamo ed Eva, ma Cristo e la Chiesa.
“Nessuno mai infatti ha preso in odio la
propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la
Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo
padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne
sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla
Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie
come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito”.
L’uomo e la donna formano un’unità inscindibile, corpo anima e spirito,
che cresce nell’amore, nel dono mutuo e nella fecondità e la misura di
tutto questo è l’unione tra Cristo e
Col 3:1ss
Pensate alle cose di lassù non a quelle della terra...
“Se dunque siete risorti con Cristo, cercate
le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio;
pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete
morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!”
Poiché il cristiano è risorto, nella Risurrezione di Cristo e con lui si
trova assiso alla destra di Dio, è chiamato a ricercare le cose del
cielo e non quelle della terra, cioè appartenenti alla sua carnalità.
Essere cristiano significa appartenere alla nuova dimensione di
esistenza che è propria di Cristo.
“Quando si manifesterà Cristo, la vostra
vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.
Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra:
fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia
insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su
coloro che disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando la
vostra vita era immersa in questi vizi”.
Tutte le passioni sono degli idoli portatori di morte e distruzione in
coloro che se ne fanno schiavi. Prima dell’incontro con Gesù si è come
nelle tenebre.
“Ora invece deponete anche voi tutte queste
cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra
bocca. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati
dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si
rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non
c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o
Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti”.
Le forme di divisione e discriminazione umana e razziale non hanno senso
in cristiani che abbiano preso sul serio la chiamata di Cristo. Non ci
sono razze diverse, ma diverse espressioni della stessa umanità, tutte
degne e tutte nobili, perché appartenenti a Cristo. Chi fa
discriminazioni e razzismi divide il corpo di Cristo! Appartenere a
Cristo porta ad un vero rinnovamento interiore ed a una vita totalmente
rinnovata in cui ogni forma di passione deve essere abbandonata.
“Rivestitevi dunque, come amati di Dio,
santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di
mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi
scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli
altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra
di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace
di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in
un solo corpo. E siate riconoscenti!”
Chi vuole essere di Cristo non può vivere nella critica e nella
maldicenza, ma nella misericordia verso gli altri perché ha ottenuto
misericordia. Il segno dell’appartenenza a Cristo è la pace e la carità
del credente, che è riconoscente a Dio per tutti i suoi doni.
“La Parola di Cristo dimori tra voi
abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando
a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E
tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del
Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre”.
La Parola di Dio deve essere il costante nutrimento del credente, per
ammaestrarlo ed ammonirlo e per dargli le parole della lode e della
benedizione con cui riempirsi le labbra, il cuore e l’intera esistenza.
“Voi, mogli, state sottomesse ai mariti,
come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non
inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è
gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché
non si scoraggino. Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri
padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per
piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore”.
Se la Parola del Signore dimora in abbondanza nella vita di un credente,
anche i suoi rapporti interpersonali mutano, la vita familiare assume
una dimensione differente, in cui i diversi ruoli sono esercitati
nell’amore e nella mutua comprensione. Marito e moglie imparano da Gesù
a vivere nel rispetto e nel dono vicendevole. Dove c’è Cristo c’è amore
e stima anche tra genitori e figli.
“Qualunque cosa facciate, fatela di cuore
come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che come ricompensa
riceverete dal Signore l’eredità. Servite a Cristo Signore. Chi commette
ingiustizia infatti subirà le conseguenze del torto commesso, e non v’è
parzialità per nessuno. Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è
giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo.
Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie”.
Il credente fa tutto per piacere a Cristo e non certo per avere umana
approvazione, inoltre sa che ogni torto commesso nei confronti degli
altri porterà su di lui le conseguenze del male fatto e non ci saranno
parzialità con nessuno. Chi vive in Cristo non può mancare di giustizia
nei rapporti di lavoro: deve dare il compenso promesso ai suoi
dipendenti, o a coloro con cui ha stabilito rapporti contrattuali. I
sindacati esistono proprio per tutelare le ingiustizie, che per un
credente non dovrebbero mai esistere.
1Pt 2
Cristo patì per voi lasciandovi un esempio...
“Anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca,
oltraggiato non rispondeva con oltraggi,
e soffrendo non minacciava vendetta,
ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con
giustizia.
Così anche il cristiano è chiamato a non cercare di farsi giustizia da
solo, ma a confidare in quella che viene da Dio. Il credente non
proferisce parole di ingiuria o oltraggio neanche verso chi gli ha fatto
del male, ma sopporta con amore e sottomissione.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete tornati al pastore
e guardiano delle vostre anime”.
Gesù ha fatto tutto per noi e ci ha lasciato un esempio mirabile, perché
imitandolo e con la forza data dalla sua passione, non vivessimo più
dominati dal peccato ma dalla sua giustizia. Mentre eravamo ancora
erranti come pecore, siamo tornati a lui che è il Pastore grande delle
pecore. Le sue piaghe ci hanno guariti: il segno dell’umano fallimento è
in realtà la vittoria dell’amore di Dio.
Gc 3:1-12
Se uno non manca nel parlare è perfetto...
“Fratelli miei, non vi fate maestri in molti, sapendo che noi riceveremo
un giudizio più severo, poiché tutti quanti manchiamo in molte cose. Se
uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno
anche tutto il corpo. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli
perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo.
Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti
gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le
manovra. Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di
grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può
incendiare! Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità, vive
inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il
corso della vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna. Infatti ogni sorta
di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono
stati domati dalla razza umana, ma la lingua nessun uomo la può domare:
è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il
Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di
Dio. È dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non deve
essere così, fratelli miei! Forse la sorgente può far sgorgare dallo
stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un fico
produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata
può produrre acqua dolce”.
Con queste numerose ed eloquenti immagini, l’apostolo ci mette in
guardia sull’uso della lingua, che pur essendo un piccolo membro del
nostro corpo, può causare dei mali inimmaginabili.
Con la maldicenza si può accendere un fuoco distruttivo e mortifero, che
uccide molto più che le armi da fuoco. Con la maledizione si possono
creare danni terribili a chi ne è fatto bersaglio. La parola ha una
potenza straordinaria, tanto nel bene quanto nel male, perché porta il
riflesso della Parola di Dio, che è viva ed efficace (cfr Eb 11,3).
Dalla bocca di un credente, che si rivolge a Dio per benedirlo e
lodarlo, non possono uscire parole malvagie verso i propri simili.
Parole dolci di incoraggiamento e parole amare di maledizione.
Gc 4:1-12
Da che cosa derivano le guerre e le liti...
“Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non
vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?
Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite
ad ottenere, combattete e fate guerra!”
Le guerre e le lotte derivano dai desideri insani e dalle passioni;
l’invidia ed i desideri non realizzati causano un odio implacabile che
porta a fare guerra agli altri.
“Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete
male, per spendere per i vostri piaceri. Gente infedele! Non sapete che
amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si
rende nemico di Dio. O forse pensate che la Scrittura dichiari invano:
fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi? Ci
da anzi una grazia più grande; per questo dice: Dio resiste ai superbi;
agli umili invece da la sua grazia”.
Tutto quello che chiediamo a Dio nella preghiera e con fini buoni lo
otteniamo, non otteniamo quanto invece serve a soddisfare le nostre
passioni smodate. Quando non otteniamo nella preghiera secondo le nostre
richieste, come dice S. Agostino è perché: male, chiediamo
male, mali, perché siamo cattivi, mala,
chiediamo cose non buone per noi. Dio è geloso nei nostri
confronti e chi vuole piacere al mondo si mette contro Dio.
“Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da
voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Purificate le
vostre mani, o peccatori, e santificate i vostri cuori, o irresoluti.
Gemete sulla vostra miseria, fate lutto e piangete; il vostro riso si
muti in lutto e la vostra allegria in tristezza. Umiliatevi davanti al
Signore ed egli vi esalterà. Non sparlate gli uni degli altri, fratelli.
Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e
giudica
L’invito pressante è alla conversione del cuore ed alla penitenza, per
resistere agli attacchi del diavolo ed afferrarsi a Dio. Vincere ogni
forma di malvagità e maldicenza, che non è altro che una forma di
sopruso contro la suprema legge di Dio. Solo lui è il legislatore ed il
giudice e noi non abbiamo diritto di giudicare alcuno, né di fare
processi alle intenzioni di nessuno.
Alla gloria del
Signore
per il bene dei suoi figli
Sac. Alberto Pacini |